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Diesel in crisi, ecco come impatta su concessionari e reti di vendita

di Pier Luigi del Viscovo

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(Reuters)


3' di lettura

Vendere auto usate (la cui regola base è: comprare bene) è un business da concessionari e le Case non devono entrarci, sennò fanno danni. Questa la posizione condivisa di alcuni tra i principali dealer italiani, riuniti a Verona nel consueto Club Usato di Agos.
La conversazione era centrata soprattutto sui veicoli usati diesel, per capire se e quanto siano interessati dalla tempesta mediatica che si sta abbattendo su questo propulsore.
Ammettono che qualche apprensione i clienti la manifestano, ma se il prezzo è buono poi comprano. Anche perché di auto a benzina usate non ce ne sono tantissime, almeno non quelle che cercano i clienti, come emerge dalle statistiche di Subito.it, un portale di annunci.

Dall'analisi delle inserzioni si apprende che lo stock di vetture diesel offerte non ha registrato variazioni, nelle quantità come nei prezzi, e che i tempi medi di pubblicazione sono stabili, segno che il ritmo delle transazioni non ha rallentato. Su questo punto hanno insistito i concessionari, sottolinenando come la velocità di rotazione dello stock sia l'elemento chiave per tenere sotto controllo la redditività del business, soprattutto in questo momento in cui la domanda potrebbe effettivamente raffreddarsi. In realtà pare sia già accaduto per un segmento specifico: i veicoli di attacco, da 1000/1500 euro. Parliamo ovviamente di vetture anziane e con tanti chilometri, il cui mercato era più vivace fino a qualche mese fa. Spiegazione? I valori di offerta sono troppo elevati, perché chi vende ha comprato male.
Sempre sul diesel, i concessionari hanno evidenziato una possibile opportunità: se nei grandi mercati del nord Europa la domanda di auto diesel continuasse a calare, molte di queste prenderebbero la via dell'Italia a prezzi vantaggiosi, e loro dovranno essere pronti ad approfittarne. Altro punto di riferimento sono i valori residui a 36 mesi, che le società di noleggio a lungo termine avrebbero già rivisto al ribasso di circa 3 punti. Ma di nuovo, i concessionari operano su un arco temporale molto più breve, che consente di avere il polso del mercato prima di acquistare (che sia una permuta o un vero acquisto da altro operatore). Qualcuno l'ha detto chiaramente: il futuro fa paura quando non lo prevedi per tempo e arrivi impreparato.

Le statistiche del primo trimestre confermano: le vendite di auto usate diesel pesano la metà del totale e crescono quasi del 6%, laddove le auto a benzina segnano un +2%. Il resto è conversazione. Chiacchiere che i concessionari non sembrano gradire e che giudicano quanto mai inopportune, poiché sono proprio queste esternazioni a creare disorientamento nel pubblico. Alcuni importanti dealer hanno riportato come non pochi clienti abbiano scelto un'auto a benzina, magari ibrida, e siano poi tornati in concessionaria dopo qualche mese, lamentandosi dei consumi eccessivi. In effetti, il propulsore diesel Euro 6 rimane il più efficiente, con le più basse emissioni di CO2, e anche quello a minore impatto ambientale nel ciclo completo, come gli esperti del CNR hanno ribadito alcuni giorni fa proprio a Verona, su invito dell'Unrae.
In generale, sul tema del diesel e dei propulsori alternativi, i concessionari ritengono che certe previsioni siano del tutto prive di fondamento (“sono dieci anni che le sentiamo e non corrispondono mai a quanto davvero si realizza”), mosse secondo loro da interessi diversi, di borsa, più che guidate da un'attenta e obiettiva osservazione dei fatti. Piuttosto, ritengono opportuna una forte presa di posizione da parte delle associazioni che rappresentano gli operatori del settore, in favore della verità scientifica. Il cliente, a loro giudizio, si trova spesso a decidere sulla base di informazioni parziali e distorte – sulle auto elettriche parlano di vera illusione – che creano solo confusione e disorientamento.

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