Dopo il dieselgate

Diesel, la Ue avvia la revisione delle norme

di Beda Romano

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(Ap)


2' di lettura

A due anni dallo scoppio dello scandalo Volkswagen, il Consiglio ha approvato ieri la posizione negoziale che userà nella trattativa con il Parlamento europeo, in vista di un nuovo assetto per l’omologazione delle auto in Europa. L’obiettivo è di centralizzare il controllo, ed evitare il ripetersi di casi come quello che ha coinvolto la casa automobilistica tedesca. Nel 2015, Volkswagen ha ammesso l’uso di software per ridurre i livelli di emissione al momento del collaudo.

Il pacchetto di misure approvato ieri in una riunione ministeriale qui a Bruxelles prevede che l’omologazione rimarrà un compito nazionale, ma il controllo potrà essere verificato da agenzie nazionali di altri paesi membri. Secondo le linee-guida negoziali del Consiglio che seguono pressoché alla lettera la proposta legislativa presentata a suo tempo dalla stessa Commissione europea, Bruxelles ottiene la possibilità di effettuare controlli ex post e anche imporre multe fino a 30mila euro per ogni auto in violazione delle norme comunitarie.

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«A due anni o quasi dallo scoppio dello scandalo – ha spiegato ieri in un comunicato qui a Bruxelles la commissaria all’Industria e al Mercato unico Elzbieta Bienkowska – continuiamo a sentire di nuove accuse, rivelazioni e indagini. È urgente avere a questo punto un sistema di omologazione delle auto che sia al di sopra di ogni sospetto. Lo dobbiamo ai nostri cittadini, ma lo dobbiamo anche alle case automobilistiche che non hanno truccato i loro motori». La Commissione si è detta soddisfatta dell’accordo in Consiglio, migliore del previsto perché temeva che la sua proposta sarebbe stata annacquata dai paesi membri, preoccupati da una eccessiva centralizzazione dei

controlli. Il Consiglio prevede che l’esecutivo comunitario possa effettuare verifiche ex post, e propone controlli limitati a una auto su 50mila veicoli registrati l’anno precedente. La Commissione vorrebbe invece che le verifiche riguardino il 20% delle omologazioni. Questo aspetto dovrà essere oggetto di negoziato con il Parlamento europeo nei prossimi mesi. Il tema è stato difficile da negoziare perché molti paesi hanno voluto difendere le loro prerogative.

La Commissione ha aperto procedure d’infrazione contro alcuni paesi europei – tra cui la Germania e l'Italia – per aver violato la regolamentazione europea in questo campo (si veda Il Sole/24 Ore del 18 maggio). Nella riunione ministeriale di ieri, la posizione del Consiglio è stata approvata all’unanimità.

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