scandalo emissioni

Dieselgate, vertici sotto accusa in Germania. Maxi multa per Daimler

I pubblici ministeri di Braunschweig hanno citato in giudizio l'attuale Ceo di Volkswagen, Herbert Diess, nonché il presidente della casa automobilistica Hans Dieter Poetsch e l'ex ceo Martin Winterkorn. Super sanzione per la casa della stella a tre punte: il caso riguarda la vendita in Germania di quasi 700mila vetture diesel non a norma in fatto di emissioni di ossidi di azoto

di Alberto Annicchiarico

2' di lettura

INuova tegola per l'industria dell'auto tedesca. Nel momento in cui lo sforzo è quello di spingere - a suon di decine di miliardi di investimenti - sui tempi dell'elettrificazione, rendendo le auto prodotte sempre più pulite, non finiscono gli strascichi giudiziari del Dieselgate. I pubblici ministeri della procura di Braunschweig, che ha competenza sul territorio della vicina Wolfsburg, sede di Volkswagen, hanno citato in giudizio il ceo del primo costruttore di auto mondiale, Herbert Diess, nonché il presidente Hans Dieter Poetsch e l'ex ceo Martin Winterkorn per «manipolazione del mercato». I tre, che hanno respinto gli addebiti, sono accusati di aver «deliberatamente informato in ritardo i mercati delle conseguenze finanziarie ed economiche dello scandalo» Dieselgate. Rischi che per i magistrati ammontavano a 40 miliardi di dollari.

A causa dello scandalo il titolo Vw perse quasi il 40% del suo valore tra aprile e inizio ottobre 2015. Dall'atto di accusa di 636 pagine emerge che Winterkorn aveva avuto «piena conoscenza» del caso «al più tardi da maggio 2015», Poetsch da fine giugno e Diess dal 27 luglio. Settimane prima della pubblicazione della Notice of violation da parte delle autorità Usa, il 18 settembre.

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Tre anni di dieselgate

Soltanto dopo Volkswagen aveva ammesso che quasi 600 mila auto vendute negli Usa erano dotate di un defeat device, un dispositivo fatto per superare i test sulle emissioni nocive e installato su 11 milioni di veicoli Vw nel mondo fra il 2009 e il 2015. I top manager, secondo la procura,avrebbero «cercato un accordo con le autorità degli Stati Uniti, evitando di comunicare le informazioni rilevanti». L'azienda è orientata a confermare la fiducia ai vertici: secondo il Consiglio di sorveglianza, che si riunirà oggi, non emergerebbero elementi tali da ritenere che vi siano state manipolazioni. Secondo Hiltrud Werner, membro del consiglio di amministrazione e delegata agli affari legali «la società ha meticolosamente indagato su questo tema per almeno quattro anni» e «se ci sarà un processo siamo fiduciosi che venga provato che le accuse sono infondate»

Maxi sanzione a Daimler

Il titolo è calato del 2,32% sul mercato di Francoforte. Trascinata al ribasso anche Porsche (-2,5%), in una giornata in cui il comparto non ha brillato (-1,36% l'euro stoxx di settore) e un'altra grande casa tedesca, Daimler (-1,68%), è stata multata per 870 milioni di euro dagli inquirenti nel procedimento sulla vendita di 684mila auto diesel non a norma per le emissioni di ossidi di azoto.

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Secondo gli inquirenti Daimler, che ha accettato la sanzione e ha detto che non cambierà le proprie stime sui risultati finanziari, ha commesso una «violazione negligente dei propri doveri di vigilanza». Con questo passo , ha comunicato Daimler, il procedimento amministrativo «è integralmente concluso». Il gruppo di Stoccarda «si asterrà dall'intraprendere un'azione legale» dato che è «nel pieno interesse della società porre fine al procedimento amministrativo in modo tempestivo e completo». L'ammenda, ha precisato infine Daimler, «consiste in una parte sanzionatoria» di 4 milioni e in una parte restitutoria» di 866 milioni.

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