Auto

Dieselgate, sotto inchiesta tre manager Bosch

di Riccardo Barlaam

Reuters

3' di lettura

Va avanti la l’inchiesta avviata dalla Procura di Stoccarda nei confronti di Bosch per il dieselgate. Il gruppo di componentistica tedesca è accusato di aver aiutato Volkswagen ad alterare i software dei test sulle emissioni dei motori diesel. Le indagini si sono intensificate nelle ultime settimane. Nel mirino dei magistrati tedeschi ci sono tre manager del gruppo Bosch. La Procura di Stoccarda ha confermato la notizia, ma non ha rivelato l’identità delle persone indagate. Il passo ulteriore, secondo la stampa tedesca, indicherebbe che i magistrati avrebbero trovato delle prove e dei riscontri ben precisi. In precedenza, la Procura aveva parlato di manager Bosch «non identificati» che avrebbero avuto un ruolo decisivo nello sviluppo del software usato per superare i test sulle emissioni.

«Abbiamo aperto un fascicolo contro tre persone sospettate di aver avuto un ruolo decisivo nella frode per la possibile manipolazione dei test delle emissioni nelle auto Volkswagen», ha spiegato Jan Holzner, portavoce della Procura di Stoccarda in una nota ufficiale. «Si tratta di tre manager tra i più alti in grado nel middle management».

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Come è noto, Bosch forniva a Vw le centraline Edc Unit 17, al centro dello scandalo dieselgate, prodotte per un decennio in stretta collaborazione con la casa bavarese. Dispositivi estremamente sofisticati capaci di regolare nel motore, attraverso un software dedicato - tra le altre cose - il flusso del carburante, la pressione dell’aria, il ricircolo dei gas esausti.

Negli Stati Uniti, Volkswagen nel settembre 2015 ha ammesso di aver usato il software illegale, che migliorava i dati sulle emissioni durante i test, su circa 11 milioni di auto diesel. Bosch avrebbe avuto un ruolo centrale nello sviluppo del software delle centraline incriminate. Centraline che sono sigillate per resistere alla pioggia e al gelo o alle perdite d’olio del motore. E che non potevano essere modificate dal costruttore di auto senza la collaborazione di Bosch che non consente cambiamenti alla programmazione dei suoi dispositivi senza la sua approvazione. Bosch è anche sotto inchiesta da parte del Dipartimento di Giustizia Usa. Oltre a essere accusata da centinaia di migliaia di automobilisti in una class action miliardaria a San Francisco contro Vw. Per i legali che seguono la class action americana Bosch sarebbe stata complice nell’intero dieselgate. «Perché è inconcepibile che non fosse a conoscenza del fatto che ci fosse un sistema illegale nel software di quelle centraline di cui aveva la responsabilità della progettazione, dello sviluppo di prodotto, dei test e della manutenzione».

All’inizio del 2017 la Procura di Stoccarda, oltre all’inchiesta su Vw-Bosch, ha aperto un altro fascicolo dell’inchiesta sul ruolo di Bosch rispetto ai test sulle emissioni delle auto del gruppo Daimler (Mercedes).  E sempre a Stoccarda, un terzo capitolo dell’inchiesta su Bosch riguarda la fornitura di software e centraline per i motori diesel di Fca.

Bosch non commenta le notizie sui singoli manager indagati e ha ricordato «che prende molto seriamente tutte le accuse, e che dall’inizio dell’indagine ha offerto piena cooperazione ai magistrati». L’inchiesta di Stoccarda va avanti in parallelo con il procedimento penale in Baviera, avviato dalla Procura di Braunschweig, vicino all’headquarter di Volkswagen. Inchiesta che ha indagato 40 persone con l’accusa di frode per i test truccati sulle emissioni, compreso l’ex ceo Martin Winterkorn, e che ha coinvolto anche i luxury brand del gruppo Vw, Audi e Porsche.

Ieri, intanto, un’altra tegola è caduta sul gruppo Volkswagen. Secondo Der Spiegel, per anni il ramo francese della Vw avrebbe riportato falsi dati di vendita sulle auto del gruppo.

Il settimanale tedesco ha rivelato i risultati di un internal audit voluto dall’attuale ceo Matthias Muller. Dalla Francia per anni sarebbero state riportate informazioni non corrette sulle vendite di almeno 800mila veicoli. L’uscita dalla società del numero uno di Volkswagen in Francia, Jacques Rivoal, il mese scorso sarebbe legata a questa vicenda.

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