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Dietro i big della moda: Carpi racconta e valorizza i subfornitori

di Natascia Ronchetti - Carpi (Modena)

2' di lettura

All’ombra dei grandi brand, da Liu Jo a Twinset, sfuggono da sempre ai riflettori. Eppure - spesso storiche e in prima linea ogni giorno contro la crisi della domanda interna - sono loro l’ossatura del distretto della moda di Carpi: oltre 540 aziende della subfornitura, su un totale di 783 imprese, depositarie di un know how che si traduce in specializzazioni, dalla tessitura alla confezione, dai ricami alle applicazioni.

Quasi sempre troppo piccole per ritagliarsi spazi oltre i confini del cluster e all’estero, ma anello fondamentale della produzione dei big, oggi queste aziende - che insieme sviluppano un fatturato di 130 milioni - hanno a disposizione un nuovo strumento di promozione per aprirsi al mercato globale.

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Nel cluster modenese è nato infatti Sistema, una banca dati online con foto, video, schede di presentazione delle piccole imprese che compongono la filiera della subfornitura. «Nessuno le ha mai raccontate prima d’ora – dice Roberto Bonasi, responsabile provinciale di Cna-Federmoda –. Questo nonostante siano lo scheletro di un sistema produttivo in cui svettano marchi conosciuti in tutto il mondo».

La banca dati è stata realizzata da Carpi Fashion System, il progetto per la promozione, valorizzazione, internazionalizzazione e formazione del distretto voluto da Comune di Carpi, Camera di commercio di Modena, Confindustria Emilia, Cna, Confartigianato, con il contributo della locale Fondazione Cassa di Risparmio. Ed è disponibile gratuitamente per le aziende della filiera (250 si sono già registrate), costituite prevalentemente da imprese con meno di dieci addetti. «L’idea – prosegue Bonasi – è quella di valorizzare aziende che a volte sono piccoli laboratori che non hanno la forza di presentarsi da soli sul mercato globale ma che sono strategici per i processi produttivi del distretto». Nello storico cluster di Carpi, che genera un fatturato di 1,4 miliardi all’anno, quasi tutto ruota intorno a colossi come Blufin (Blumarine) o Champion Europe, oltre a Liu Jo e Twinset.

Big che continuano a crescere mentre si assiste a una progressiva selezione della galassia della subfornitura dovuta a diversi fattori, tra i quali anche il blocco del ricambio generazionale. La specializzazione è elevata: qui vengono prodotti anche Ermanno Scervino, Armani, D&G, Dior, Versace. Ed è qui che la subfornitura, che rappresenta quasi il 70% del totale delle aziende, cerca nuovo ossigeno oltre gli spazi di un distretto ancora legato a doppio filo al mercato domestico, che assorbe il 63% della produzione. La virata verso le esportazioni, prevalentemente nell’area Ue, è in atto (l’export è aumentato del 4,4%), trainata dai grandi marchi. Ma è ancora insufficiente per sganciare il cluster dalla stagnazione della domanda interna.

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