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Dietro i Gilets gialli l’ombra di Bernard Tapie

di Riccardo Sorrentino


I gilet gialli a Sanremo: "Di Maio non ha incontrato un leader"

4' di lettura

È come un’ombra che appare e scompare. Tormenta i Gilets Jaunes, li divide, ne asseconda una parte, quella con cui il vicepremier Luigi Di Maio cerca un accordo, la sostiene, anche. È l’ombra di Bernard Tapie, discusso e controverso uomo d’affari francese, ex proprietario di Adidas, ex deputato francese ed europeo, ex ministro, attore, cantante, pluricondannato per corruzione, frode fiscale, falso e tuttora sotto processo per truffa con associazione a delinquere.

«Personalmente toccato»
È un rapporto decisamente inatteso, quello tra Tapie e i Gilets Jaunes. Fin dalle prime manifestazioni, l’ex proprietario dell’Olympique de Marseilles (Om) ha espresso la sua vicinanza al movimento, dicendosi «personalmente toccato» dalle storie dei manifestanti: quelle di alcune madri single, in particolare, che in Francia incontrano davvero molte difficoltà. «Sono stato sensibile alle loro sofferenze. Sono persone che hanno avuto la sensazione che non contavano nulla, che la Repubblica aveva, più o meno, fatto o meno di loro», ha spiegato il mese scorso a BfmTv.

Sostegno «totale»
«Quelli di Marsiglia mi sono piaciuti», ha poi aggiunto; e infatto ha concesso loro alcuni locali del quotidiano La Provence, di cui è proprietario, per le loro riunioni. Non senza proteste da parte dei giornalisti. «È un rapporto locale, non nazionale», ha spiegato Tapie, non diverso da quello che intrattiene con altri partiti come il Rassemblement National di Marine Le Pen. «Credo che siano sinceri», ha però detto; e più recentemente ha parlato anche di un sostegno «totale», non politico «perché non so quale linea politica sceglieranno», ma sicuramente organizzativo.

I Gilets divisi
La prima riunione a La Tribune, però, è stata interrotta da “altri” Gilets Jaunes. L’iniziativa di Tapie ha infatti approfondito una delle tante divisioni che si sono create nel movimento. Il gruppo vicino all’uomo d’affari è quello che si è raccolto dietro il nome di Gilets Jaunes le mouvement, e che intende ora presentarsi alle elezioni europee con la lista Ralliement d’initiative citoyenne. L’acronimo - Ric - è lo stesso del Référendum d’initiative citoyenne che viene evocato a gran voce durante ogni manifestazione dei Gilets: una piccola furbizia. È lo stesso gruppo con cui il vicepremier Luigi Di Maio è entrato in contatto il 5 febbraio.

Il ruolo di Ingrid Levavasseur
Di chi si tratta? Il gruppo - attualmente accreditato nei sondaggi con un 13% dei consensi - è animato da Hayk Shahinyan, che ora sembra essersi allontanato dall’iniziativa elettorale, e soprattutto Ingrid Levavasseur, che fin dal primo momento aveva dato il benvenuto al sostegno espresso da Di Maio, senza poi ritirarlo come aveva fatto Éric Drouet, l’organizzatore delle prime manifestazioni di novembre e tuttora punto di riferimento dei Gilets.

Chalençon e il colpo di stato militare
Nel gruppo è presente anche Christophe Chalençon: il fabbro di Sault (Provenza), noto anche per le sue posizioni islamofobiche, a dicembre aveva invocato l'intervento dell’esercito, guidato dall’ex capo delle forze armate Pierre de Villiers (il generale che, prima di dimettersi, disse a Macron: «Non mi farò fottere così») come unico mezzo per evitare la guerra civile, suscitando le proteste e lo scandalo anche tra gli stessi Gilets. La visibilità da lui ottenuta organizzando l’inconro con Di Maio è stata vissuta con molto fastidio anche dagli stessi compagni di lista: «È orribile, un’usurpazione totale», ha detto Levavasseur.

Il sostegno a Dettinger
Chalençon ha anche espresso il suo sostegno a Christophe Dettinger, il pugile che, durante la manifestazione del 5 gennaio, ha colpito due poliziotti ed è ora sotto processo. Proprio a questo proposito, Tapie ha difeso il diritto del Gilet a manifestare le sue opinioni, assicurando che - nelle riunioni comuni del movimento - il fabbro si guarda bene dall’esprimere pensieri così radicali.

I sospetti degli «altri» Gilets
I Gilets Jaunes del gruppo “storico” che fa capo a Drouet e a Priscillia Ludosky sono molto perplessi per la presenza di Tapie. Alcuni componenti del movimento ha addirittura immaginato che l’uomo politico, in realtà, voglia portare acqua al mulino di Emmanuel Macron. Levavasseur non ha forse votato per il presidente? Non ha forse detto di non avere rimpianti per quella scelta? (In realtà la rappresentante dei Ric avrebbe votato scheda bianca, ha spiegato, se il sistema elettorale francese prevedesse un modo - oggi allo studio - per tener conto del loro numero).

Tapie, deputato e ministro socialista
Tapie, in ogni caso, è una presenza ingombrante per i Gilets. È un rappresentante di quelle élites che contestano. Figlio di un operaio diventato imprenditore è stato deputato francese ed europeo per il partito socialista, e ministro delle Città con Mitterrand, nel governo Bérégovoy. Successivamente ha sostenuto Nicolas Sarkozy.

La vicenda dell’Om e il carcere
La sua prima condanna penale risale al 1981. Pubblicità ingannevole: una sua azienda offriva ai malati di cuore un congegno portatile con il quale si poteva lanciare un allarme e avere assistenza medica immediata. L’ordine dei medici aveva però contestato il sistema. Nel ’93, in quanto proprietario di Om, venne accusato di corruzione per aver tentato di garantirsi una facile vittoria nella partita contro il Valencienne, in vista di un più importante incontro con il Milan per la Coppa dei Campioni. Condannato per corruzione e subornazione di testimoni, resterà in detenzione -in carcere e poi ai domiciliari - per sei mesi. Ha poi ricevuto altre condanne per truffa fiscale e appropriazione indebita durante il fallimento di Om, e per frode fiscale in relazione alla proprietà dello yacht Phocéa.

La lunga controversia con il Crédit Lyonnais
La complessa vicenda che lo ha visto contrapporsi al Crédit Lyonnais per la vendita della Adidas - che secondo la banca è stata ceduta per sottrarla a una procedura fallimentare - non si è ancora conclusa. Tapie ha ottenuto il riconoscimento di un risarcimento da parte dello Stato di 400 milioni di euro. La ministra delle Finanze di allora, Christine Lagarde, oggi direttore generale del Fondo monetario internazionale, non si era opposta alla decisione arbitrare ed è stata condannata, ma senza sanzione, per negligenza. La vicenda si è poi ulteriormente complicata, Tapie è stato condannato a restituire la somma ed è attualmente sotto processo per truffa e associazione a delinquere.

Riproduzione riservata ©
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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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