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Dietro l’assestamento di bilancio cercasi politica per la crescita

Il rientro verso quota 2% di deficit è reso possibile da una serie di maggiori entrate e da una rimodulazione delle spese per il reddito di cittadinanza e pensioni quota 100, le due misure-bandiera volute dal Mov5Stelle e dalla Lega

di Guido Gentili

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(Ansa)

2' di lettura

Cosa suggeriscono il bilancio di assestamento e il decreto da 1,5 miliardi appena varati dal Governo gialloverde per una manovra che in totale vale circa 7,6 miliardi? In prima battuta la risposta è semplice: si torna al livello di deficit concordato (2%) con la Ue a dicembre scorso e si punta così, aggiustando i conti del 2019, ad evitare che Bruxelles dia corso alla procedura d'infrazione per violazione della regola del debito.

Vero è che la Commissione Ue ha messo sotto accusa anche il percorso del debito atteso in ulteriore crescita per l'anno prossimo, ma su questo punto si prova a guadagnare tempo. Se ne riparlerà, insomma, contando sul fatto che l'Europa non taglierà, almeno per ora, la corda del confronto.

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Ma a ben vedere c'è anche dell'altro. Il rientro verso quota 2% di deficit è reso possibile da una serie di maggiori entrate e da una rimodulazione delle spese per il reddito di cittadinanza e pensioni quota 100, le due misure-bandiera volute dal Mov5Stelle e dalla Lega. Queste (lo ha certificato il Def del ministro dell'Economia Tria) non hanno avuto impatto significativo in termini di crescita del Pil e non riscuotono il successo sperato in termini di adesioni tra i cittadini (ad esempio, gli ultimi dati Istat sull'aumento dell'occupazione dicono che la crescita è trainata dagli ultracinquantenni, il che indica che “quota 100” non è attrattiva e che l'odiata legge Fornero resiste). Non si può parlare di tesoretto emergente (erano pur sempre operazioni finanziate in deficit) ma sta di fatto che le due misure bandiera viaggiano all'insegna del ridimensionamento.

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    E la politica economica per la crescita dov'è? Cercasi, è il caso di dire. Sì, c'è aperta la partita della Flat tax e dello shock fiscale (si ragiona anche su un taglio forte delle tasse sul lavoro ed è difficile comunque immaginare riforme a deficit e debito). Ma gli spazi sono oggettivamente ridotti dalle due misure-bandiera, ritenute intoccabili sia da Di Maio sia da Salvini, che si apprestano peraltro a confrontarsi con le forze sociali. Dietro l'assestamento di bilancio per il 2019, un bel problema.

    All'inizio di aprile, proprio di fronte al vicepremier Di Maio, il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi aveva lanciato la proposta di sospendere “quota 100” e di lasciare il reddito di cittadinanza solo nella sua componente di lotta alla povertà del Rei. E stop anche al bonus deli 80 euro, in modo da ricavare nel complesso 20, 25 miliardi da destinare prima di tutto a un drastico taglio del cuneo fiscale per i lavoratori. Qualche giorno fa (Il Foglio, 29 giugno 2019) il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha detto che “è stato un errore impostare una manovra tutta sul reddito di cittadinanza e quota 100: è stata una manovra recessiva anche perché si è occupata più di passato che di futuro”.

    Politica economica per la crescita cercasi.

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