POLICLINICO UMBERTO I

Dietro l’infarto c’è un batterio intestinale, si apre la strada per il vaccino

Un gruppo di ricercatori italiani ha svelato la complicità dell'Escherichia Coli nel favorire la formazione dei coaguli di sangue: aperta la strada per un vaccino o terapie mirate per combattere la fase acuta

di Ernesto Diffidenti


Dietro l’infarto c’è un batterio intestinale

2' di lettura

Un batterio intestinale può favorire l'insorgenza dell'infarto. È quanto ha dimostrato uno studio tutto italiano secondo cui l’Escherichia Coli, batterio di origine prevalentemente intestinale, circola nel sangue dei pazienti con infarto e si concentra nel trombo coronarico favorendone lo sviluppo. Una scoperta che può aprire la strada sia a un vaccino preventivo anti-infarto sia a terapie mirate da somministrare in fase acuta.

Il lavoro, condotto su un campione di 150 pazienti, è frutto della collaborazione di un team di cardiologi, cardiologi interventisti, anatomopatologi, patologi clinici e biologi, guidato da Francesco Violi, direttore della I Clinica medica del Policlinico universitario Umberto I di Roma. E i risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista di cardiologia, European Heart Journal.

Ogni anno 100mila italiani colpiti da infarto e ictus
Le malattie cardiovascolari, che includono infarto del miocardio e ictus,colpiscono ogni anno oltre 100mila italiani con gravi ripercussioni sociali ma anche economiche per le casse dello Stato. La maggior parte degli infarti si verifica a causa della formazione di un coagulo di sangue (trombo) che va a ostruire una o più arterie coronarie (le arterie che portano sangue ossigenato e sostanze nutritive al muscolo cardiaco), ma i meccanismi che ne sono alla base non sono stati completamente chiariti.

I ricercatori del Policlinico Umberto I sono andati allora ad analizzare in 50 pazienti la concentrazione della capsula batterica presente nei trombi confrontandola con quella di 50 pazienti in condizione normale (angina stabile) e di altri 50 soggetti di controllo. I ricercatori hanno osservato nel gruppo degli infartuati una presenza batterica significativamente superiore rispetto a quella degli altri due gruppi, associandola all'attivazione delle piastrine a livello del trombo.

L'Escherichia Coli circola nel sangue dei pazienti con infarto
Attraverso metodiche di biologia molecolare è stato possibile dimostrare che il batterio che circolava nel sangue dei pazienti con infarto era l'Escherichia Coli, tipicamente di origine intestinale.

«Questi risultati – spiega Francesco Violi – oltre ad aver definito un nuovo meccanismo che favorisce l'infarto, aprono nuove prospettive terapeutiche per la sua cura che prevedono o l'uso della molecola individuata nei casi acuti o lo sviluppo di un vaccino che prevenga il processo di trombosi delle coronarie».

Per comprendere il motivo della presenza batterica, il team ha analizzato la permeabilità intestinale dei soggetti con infarto, la quale è risultata alterata rispetto ai soggetti di controllo. Tale condizione è stata correlata con la concentrazione della capsula batterica nel trombo coronarico, suggerendo che l'aumentata permeabilità intestinale sia responsabile della traslocazione batterica nel sangue dei soggetti con l'infarto. Il fenomeno è stato riprodotto a livello animale attraverso l’iniezione di Escherichia Coli, che ha amplificato la trombosi.

Individuato un inibilitore del processo trombotico
I ricercatori, infine, hanno individuato il recettore cellulare cui l'Escherichia Coli si lega per facilitare la trombosi, Toll-like receptor 4, e hanno inibito il processo trombotico favorito dall'Escherichia Coli attraverso un inibitore specifico.

«I prossimi passi - conclude Violi - saranno vedere se l'inibitore testato su animali possa divenire una cura d'urgenza nell'infarto per bloccare il trombo e se un vaccino specifico contro Escherichia Coli possa funzionare nella prevenzione dell’infarto».

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