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Dietro lo scontro Salvini-Di Maio anche il decreto smarrito per il 5G

Battute del giorno e caso Tav-Toninelli a parte, nel progressivo irrigidimento del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, c'entrano qualcosa la Cina, gli Stati Uniti e la rete per la nuova tecnologia delle comunicazioni 5G

di Guido Gentili


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3' di lettura

Battute del giorno e caso Tav-Toninelli a parte, nel progressivo irrigidimento del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, c'entrano qualcosa la Cina, gli Stati Uniti e la rete per la nuova tecnologia delle comunicazioni 5G?

Assai probabile, ma andiamo per ordine. Steve Bannon, l'ex stratega di Trump e grande sostenitore di Salvini, ad inizio giugno metteva in guardia Roma dalla Cina portatrice di un “capitalismo predatorio” e confermando la sua piena fiducia nel capo leghista (nessun accenno al premier Giuseppe Conte, ndr) gli dava il benvenuto per la visita a Washington che si sarebbe materializzata poco dopo. Salvini avrebbe manutenuto l'asse con Di Maio e il Mov5Stelle? È da vedere, disse in pratica Bannon.

Due mesi dopo, oggi, ecco che il “consigliere” americano conferma l'insofferenza per la Cina in perfetto allineamento con Trump, associa l'influenza di Pechino in Italia all'”ingenuo” Di Maio e fa capire che il “nobile esperimento” del governo gialloverde potrebbe finire presto: “non tutti i matrimoni funzionano”.

Il 25 luglio il rapporto tra Cina e Italia era stato al centro di una colazione tra l'ambasciatore americano Lewis Eisenberg e il vicepremier Di Maio. Eisenberg voleva chiarimenti e rassicurazioni sulle intese tra Italia e Cina e voleva anche sapere perché il decreto legge n°64 del Governo Conte del 11 luglio che tra l'altro introduceva la golden power sulla nuova tecnologia 5G per rafforzare la tutela della sicurezza nazionale in settore di rilevanza strategica quali le tlc, era finito subito su un binario morto. Già, perché nel frattempo (il 17 luglio, in Senato, prima seduta della Commissione Finanze sul tema) il sottosegretario Vincenzo Santangelo del Mov5Stelle, dopo l'intervento della relatrice Laura Bottici, anche lei grillina, aveva comunicato che il Governo “non intende insistere per la conversione in legge del decreto, anche in considerazione del fatto che prossimamente sarà sottoposto al consiglio dei ministri un disegno di legge per disciplinare in modo più organico la materia della sicurezza informatica”. Lo stesso ha poi fatto il ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro (Mov5Stelle), su richiesta del presidente della Camera Roberto Fico nella Conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Insomma, via il decreto già in pista e al suo posto un disegno di legge con un iter evidentemente molto più lungo e incerto. Cosa che di sicuro non dispiace alla Cina e ai suoi colossi del settore Huawei e Zte, per i quali il decreto italiano è una “risposta emotiva” legata al rapporto con gli Usa, accresce l'incertezza e ritarda gli investimenti nelle tlc. Mentre Washington guarda con preoccupazione proprio ai giganti cinesi, le cui apparecchiature potrebbero essere usate da Pechino in chiave di spionaggio.

In questo contesto, a conferma del valore geostrategico della partita in atto, due giorni dopo l'incontro Eisenberg-Di Maio, è arrivato il duro richiamo di Salvini ad un convegno sul 5G: il decreto sarà convertito e diventerà legge. Ma i il Dl scade il 9 settembre e il Senato riapre i battenti il 2 settembre per le Commissioni ed il 10 settembre per l'Aula. Fuori tempo massimo, stando al calendario. E nel silenzio, fin qui, del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha proposto il Dl e non ha spiegato i motivi del suo repentino inabissamento.

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