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Dietro i test Invalsi ad essere in gioco è la democrazia

di Guido Gentili

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2' di lettura

Gli esiti dei test Invalsi, per la prima volta quest'anno allargati fino agli studenti che hanno affrontato la maturità, confermano che la scuola italiana è in fallimento e che il sistema-istruzione è bacato alle radici.
Quando uno studente su tre, alla fine del percorso scolastico, risulta non avere un livello di italiano sufficiente; quando è diffusa l'incapacità a leggere ed interpretare un testo; quando il livello della matematica è in pratica fermo alla terza media; quando resta un gap profondo di genere e territoriale (al Sud buchi neri da mondo non civilizzato) c'è poco altro da dire.

Per la crescita di un Paese lo sviluppo del suo capitale umano è un fattore chiave, e anche la Commissione europea ha appena disegnato un ritratto impietoso . Se oggi, e da molto tempo, siamo a crescita zero i risultati dei test Invalsi spiegano molte cose. Del resto, non è un caso che i giovani non impegnati né nello studio né nel lavoro (i Neet) siano 3,3 milioni, la platea più larga tra i paesi dell'Europa, con un costo annuale di 32 miliardi.

«Ci sono innegabili segnali di preoccupazione», ha commentato con toni asciutti il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti. Ma a questo proposito vale forse la pena di aggiungere qualcosa: la preoccupazione deve allargarsi, esplicitamente, alla consistenza stessa della democrazia.

Troviamo adeguate due riflessioni che vengono da due personalità diverse, anche culturalmente. La prima, quella del professor Dario Antiseri, filosofo e grande studioso di Karl Popper: «il fatto è che l'ottundimento delle capacità di argomentazione e comprensione è un pericolo per la democrazia. Il furto di consapevolezza e di capacità di argomentazione è un furto di democrazia. Non comprendere un testo significa non essere in grado di comprendere il discorso di un politico, o di qualcuno che ti voglia ingannare. E questo è fondamentale per la democrazia» (Il Giornale, 11 luglio 2019).

Seconda riflessione, quella di Marco Rossi Doria, maestro di strada, esperto di politiche educative ed ex sottosegretario all'Istruzione dal 2011 al 2014: «I dati Invalsi? Confermano tendenze già note. Abbiamo intere generazioni, intere aree del Paese che non raggiungono le competenze necessarie per poter esercitare la cittadinanza, accedere ad un mercato legale del lavoro e uscire dalla povertà ereditata dai genitori. Una società così non è democratica» (Fatto Quotidiano, 11 luglio 2019).

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