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Dietrofront di Pechino: dai dati sensibili sparisce la sicurezza nazionale

Nuova direttiva del ministero dell’Industria su trattamento e tutela delle informazioni, manca il riferimento ai core data che minacciano l’economia

di Rita Fatiguso

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2' di lettura

Le nuove regole diventeranno definitive il 21 febbraio, ma dal testo del ministero dell’Industria cinese sulle direttive per la gestione dei dati sensibili sparisce il riferimento ai “core data” considerati una “seria minaccia” per gli interessi nazionali ed economici della Cina. Pechino ha eretto una barriera per impedire la fuga dei dati sensibili che ha condizionato, a partire dalla seconda metà del 2021, perfino le quotazioni cinesi all’estero. Il paletto dei “core data”, tuttavia, sembra eliminato dalla strategia generale.

Il downgrade della pericolosità

Sparito il riferimento ai “core data” restano le categorie considerate “dati fondamentali” o “dati importanti”. Le regole aggiornate rispetto al testo precedente specificano che le autorità locali del settore devono essere responsabili della gestione e della supervisione dei dati nelle tre categorie di “dati industriali”, “dati di telecomunicazioni” e “wireless”.

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Le revisioni aggiornate saranno aperte ai feedback del pubblico fino al 21 febbraio, una prassi comune in Cina. La legge avrà comunque effetto sulle entità impegnate in ogni forma di raccolta di dati di massa. Sostanzialmente si richiede alle società e località cinesi di classificare i dati in base alla loro rilevanza per la sicurezza nazionale e l’economia.

Partirà in ogni caso una regolamentazione più rigida dell’esportazione di dati dalla Cina ad altre località, il che ha sollevato perplessità e preoccupazione tra le società multinazionali che operano in Cina.

Le linee della strategia generale

L’eliminazione dei “core data” potrebbe preludere a un ammorbidimento proprio nei confronti delle quotazioni all’estero, le più a rischio di fuga di dati sensibili.

Stanno rifacendo capolino, infatti, le Ipo cinesi a New York, a gennaio sei società di Hong Kong e Mainland China hanno chiesto di poter essere quotate al Nasdaq.

Non succedeva da giugno da quando Didi Chuxing, l'Ipo da 4,4 miliardi è rimasta bloccata un mese dopo proprio a causa delle norme restrittive delle autorità di Pechino.

Il bagno di sangue della lotta tra i due blocchi Usa-Cina è costato 600 miliardi a causa dei veti incrociati delle autorità di controllo sui mercati finanziari, uno degli ostacoli principali è stato proprio il fronte del trattamento dei dati sui quali si aprono spiragli significativi.

Anche la Csrc, la Consob cinese, ha consolidato il regolamento sulle nuove quotazioni, dando istruzioni per la ripartenza. Se il trattamento dei dati sarà più semplice, ciò si tradurrà in un ulteriore elemento per favorire nuovamente sbarco delle matricole cinese all’estero.


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