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Difesa, sulla cyber prima intesa pubblico-privato alla Marina Militare

Accordo di servizio tra la forza armata e la Deas, una spa di analisi e sistemi Ict

di Marco Ludovico

3' di lettura

La Marina militare ha messo a disposizione di una decina di ingegneri privati due piani della caserma S. Alessandro sulla via Nomentana a Roma. I tecnici sono dipendenti assunti di recente dalla Deas (Difesa e analisi sistemi) spa, società specializzata nel settore cyber. La forza armata mette a disposizione la sua logistica, l’impresa fornisce servizi e supporto: un caso di «contratto di cessione». Uno dei prima, stavolta, nel settore cyber. Nella caserma S.Alessandro risiede il centro di Telecomunicazioni e Informatica della Marina. Alta intensità operativa, riservati e classificati molti flussi informativi.

Lo sviluppo della resilienza

La «Strategia nazionale cyber» - documento di palazzo Chigi firmato a fine maggio dal presidente del Consiglio Mario Draghi - tra i profili prioritari prevede «essenziale il costante scambio informativo pubblico-privato e pubblico-pubblico, anche mediante l’introduzione di canali di comunicazione protetti e di un sistema integrato di gestione del rischio». Il polo pubblico-privato inaugurato ieri alla Marina, presente il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè, è un caso di sinergia. Non solo uno scambio pubblico-privato ma anche un processo di accelerazione dei sistemi di protezione dagli attacchi. Sullo sfondo una prospettiva sempre meno teorica alla Difesa, dettata dalle necessità: saper rispondere agli attacchi con altrettanti attacchi alle minacce digitali.

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Giovani, specializzati, entusiasti di lavorare per lo Stato

Fonti della Deas raccontano la selezione ad hoc fatta per l’impegno con la Marina sviluppatasi fulminea con un grande afflusso di curriculum provenienti da tutta Italia: ingegneri, fisici, data scientist, laureati e spesso specializzati, in media classe di nascita 1995. «Ci ha colpito molto, in particolare, il grande entusiasmo, non così scontato, di voler lavorare per lo Stato e dare così un senso speciale al proprio lavoro» spiegano alla Deas. Al di là di procedure comunque classificate, i giovani specialisti forniranno un quadro ampio dei servizi cyber tipici di Deas: «Data loss prevention, vulnerability test, analisys & investigation» come si legge sul loro sito (www.deas.it)

La sfida per la Marina Militare

Nei due piani della caserma S. Alessandro concessi alla Deas è sorto dunque il «Lvs-laboratorio per la valutazione della sicurezza» tra i pochi in Italia accreditati dall’Ocsi-organismo di certificazione della sicurezza informatica e l’unico finora ospitato in un contesto militare. Tra cyber e intelligenza artificiale, una sfida a più direzioni.Quella immediata, la costituzione di processi di sicurezza contro i rischi informatici. Lo sviluppo delle capacità di analisi, la valutazione dell’intensità e delle implicazioni degli attacchi, l’addestramento del personale. La scommessa più ampia però sta nella mutua capacità di contaminarsi tra personale civile e in divisa. Interazioni non così facili: soprattutto in certi settori il mondo militare è chiuso, se non impermeabile e restìo a mettersi in gioco anche per motivi necessari di prudenza. Ma con la cyber cambia tutto. Gli steccati devono saltare.

Mulè: «Integrazione pubblico-privato è un punto di forza»

Il sottosegretario alla Difesa, intervenuto all’inaugurazione insieme all’amministratore unico di Deas Stefania Ranzato, ha sottolineato come «lo Stato, il governo e la Difesa dimostrano di essere in grado di proteggersi nel migliore dei modi mettendo insieme le migliori energie militari e civili. In questa caserma della Marina Militare si crea in modo efficace il connubio tra il settore pubblico e quello privato». Mulé nota come «la cyber sicurezza è un tema di assoluta importanza per l’Italia. Sicurezza intesa come la capacità del paese di proteggere le sue infrastrutture fondamentali». Secondo il sottosegretario il connubio concepito alla caserma S.Alessandro è un modello che «assicura le capacità necessarie alle forze armate per proteggersi e proiettare in un futuro prossimo la possibilità di formare e certificare chi ha la necessità di doversi proteggere. E a doversi proteggere è lo Stato».

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