SICUREZZA

Difesa: la firma del governo sui contratti all’estero delle nostre imprese

A palazzo Chigi si sta ultimando la definizione di una norma per introdurre nella legislazione di Stato il G2G. Sono le vendite di beni e servizi fatte tra i governi. È destinata al settore difesa e sicurezza

di Marco Ludovico

3' di lettura

Firma di governo per un contratto, un’offerta o una commessa all’estero della nostra industria del settore difesa. Si chiama in gergo G2G, sigla inglese per «government to government»: sono le vendite di beni e servizi fatte tra i governi. A palazzo Chigi si sta ultimando la definizione di una norma per introdurre nella legislazione di Stato il G2G. È destinata al settore difesa e sicurezza, molti altri Stati già ce l’hanno da un pezzo. Come gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia.

La risoluzione della commissione Difesa del Senato
L’ultimo atto ufficiale sulla materia è la risoluzione recente della IV commissione di palazzo Madama. Il testo impegna il governo a «predisporre le opportune iniziative al fine di permettere allo Stato italiano di svolgere, nei confronti degli Stati con i quali sussistono accordi di cooperazione o di assistenza tecnico-militare» anche «attività di carattere contrattuale».

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Indispensabile, dice la risoluzione, fissare un quadro normativo «che superi ogni elemento di possibile penalizzazione delle imprese italiane anche in ragione del crescente pericolo di acquisizioni estere ostili e del consistente rischio di vedere pregiudicate molte occasioni di cessioni e di attività imprenditoriali all’estero».

I tavoli di coordinamento a palazzo Chigi
Alla Presidenza del Consiglio presso l’ufficio del consigliere militare, Carlo Massagli, è attivo da tempo il tavolo tecnico di supporto all’export delle industrie del settore difesa e sicurezza. Da quel confronto è stato quasi naturale costituire all’inizio di giugno un tavolo ad hoc per configurare un dispositivo G2G italiano oggi assente. Il confronto finora si è svolto tra tecnici dei ministeri Affari Esteri e Difesa, i consiglieri militare e diplomatico di Chigi, il Dis e l’Aise; si estenderà a breve ai dicasteri Interno, Sviluppo economico ed Economia. L’articolato sarà poi condiviso con le imprese, da Leonardo a Fincantieri e MbdaItalia, e le loro associazioni, come Aiad e Confindustria. Con la stesura finale, la destinazione della norma sarà poi una scelta politica del presidente del consiglio Giuseppe Conte con i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

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La ricerca Icsa: senza firma di governo perdiamo commesse
Sul G2G la Fondazione Icsa, presieduta da Leonardo Tricarico, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e consigliere militare a Chigi, ha pubblicato una ricerca di comparazione internazionale e di sollecitazione istituzionale. Bisogna muoversi al più presto: «La quota italiana del mercato mondiale della difesa è calata dal 2,7% del quadriennio 2009-13 al 2,3% del 2014-2018, un calo di circa un quinto a confronto della crescita del 29% degli Usa, del 33% della Francia e del 10% della Spagna» scrive Gregory Alegy, autore della ricerca.

Il G2G «è utilizzato per l’implicita garanzia politica in termini di stabilità di relazione, semplificazione gestionale e assenza di intermediari commerciali. Si può dire che il G2G si concretizzi nella firma del contratto tra due ministri anzichè tra un ministro e un amministratore delegato». Scrive l’Icsa: per l’Italia «l’impossibilità di firma governativa avrebbe già spostato commesse verso la concorrenza». Mentre «per gli altri Paesi le vendite G2G hanno valenza principalmente di politica industriale o, più verosimilmente, di sostegno alla propria industria».

Il ministro Trenta: «Nuova strategia con più tutele»

All’inizio di maggio Leonardo ha valutato di entrare in una gara del governo del Perù per alcuni elicotteri e aerei. Ma la richiesta dello stato sudamericano di una firma del governo italiano sull’offerta della nostra holding della difesa ha messo a rischio – poi la questione è stata risolta - la nostra partecipazione. «Questo è il tempo delle scelte strategiche per l’industria della difesa – ha detto Guido Crosetto, presidente dell’Aiad, alla recente assemblea – non c’è futuro se la strategia non viene fatta dalla nazione».

In quella assemblea il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha reso noto di aver firmato già il 19 giugno il decreto per «la redazione del documento contenente la Strategia Industriale e Tecnologica (SIT) della Difesa, che diverrà – ha sottolineato - parte integrante dell’Atto di indirizzo che apre il ciclo di programmazione strategica del dicastero». Trenta sottolinea come «le aziende del settore Aerospazio, Difesa e Sicurezza costituiscono certamente una risorsa pregiata». Nella concorrenza sempre più spietata sullo scenario internazionale la loro tutela è ormai obbligata.

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