POLITICA ESTERA

Dall’Iran alla Libia, le mosse del governo italiano

Per quanto riguarda il paese del Nord Africa, il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si sono mossi per riportare l’Ue in prima fila nella mediazione con le forze in campo

di Andrea Carli

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Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha incontrato i militari italiani impegnati in Iraq durante la visita nella vigilia natalizia (fonte Ansa)

Per quanto riguarda il paese del Nord Africa, il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si sono mossi per riportare l’Ue in prima fila nella mediazione con le forze in campo


4' di lettura

La priorità è la Libia, anche per una questione di vicinanza geografica, ma la politica estera del Conte due non chiude gli occhi - difficile farlo - di fronte all’escalation che ha contraddistinto negli ultimi giorni lo scontro Usa-Iran, dopo l’operazione condotta da Trump contro Qassem Soleimani, il comandante delle brigate al Qods del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, colpito da un drone americano a Baghdad.

Sul primo dossier, la strategia di Palazzo Chigi e della Farnesina è quella di rilanciare l’iniziativa diplomatica di un’Unione europea che, dopo il passo avanti della Turchia a sostegno del presidente del Governo di accordo nazionale di Tripoli e contro l’uomo forte della Cirenaica Haftar, è rimasta un po’ troppo dietro alla quinte, spettatrice di una partita giocata da altri. Nelle ultime ore le forze di Tripoli hanno lanciato una controffensiva su Sirte, riprendendo il controllo della città dove è stato ucciso Gheddafi, roccaforte delle milizie di Misurata (alleate del governo Serraj).

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono in prima linea per coinvolgere le cancellerie europee - Berlino (il premier punta a fare asse con la cancelliera Merkel), Parigi e Londra - in una mossa di stabilizzazione europea. Sul secondo capitolo, quello Usa-Iran, considerato che l’Italia opera in Iraq in una missione Nato, la linea la dà l’Alleanza atlantica. Per ora la Nato ha sospeso le missioni di addestramento nel paese.

Le missioni in Iraq e Libano e il piano della Difesa
La prima conseguenza dell’operazione Soleimani è la decisione di Teheran di non rispettare più l’accordo del 2015 (Jcpoa), già azzoppato dall’uscita degli Stati Uniti. L’intesa, conclusa dagli Usa guidati da Obama, da tre paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito), dalla Commissione europea e dagli altri due membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu (Russia e Cina) aveva di fatto interrotto la marcia dell’Iran verso il nucleare. L’Iran ha annunciato una rappresaglia contro gli Usa. Amir Ali Hajizadeh, comandante delle unità aerospaziali dei Pasdaran, ha annunciato «un altro Vietnam». Poiché i militari italiani operano al fianco degli americani in Iraq e in Libano, nel primo caso sotto l’ombrello della Nato e in secondo sotto quello delle Nazioni Unite, il ministero della Difesa ha deciso di innalzare le misure di sicurezza dei contingenti e di limitare al minimo gli spostamenti al di fuori delle basi. La Repubblica islamica potrebbe tentare di mettere in piedi un fronte anti Usa, forte anche delle esercitazioni militari congiunte che di recente hanno visto Teheran al fianco della Cina e della Russia. Insomma, la situazione è sotto attenta osservazione.

Il dossier libico: Serraj interlocutore ma dialogo con Haftar
Ma il dossier che allo stato attuale ha la priorità, soprattutto per la vicinanza del teatro di guerra, è quello libico. L’Italia, anche con gli esecutivi precedenti, ha percorso la strada di un dialogo con Fayez al Serraj, presidente del Governo di accordo nazionale di Tripoli e interlocutore riconosciuto anche dalle Nazioni Unite. Dialogo che tuttavia non ha precluso occasioni di confronto l’acerrimo nemico di Serraj, l’uomo forte della Cirenaica: lo ha invitato a partecipare alla conferenza di Palermo (erano i tempi del Conte uno) del novembre 2018.

La missione europea a Tripoli e Bengasi (saltata)
Conte e Di Maio si sono mossi per riportare l’Unione europea in prima fila nella mediazione con le forze in campo. Obiettivo: ottenere un cessate il fuoco immediato e riavviare il processo di stabilizzazione sotto l’egida delle Nazioni Unite, sotto la regia dell’inviato speciale Ghassan Salamé. Se i contatti tra il presidente del Consiglio e la cancelliera tedesca Angela Merkel sono continui Di Maio, anche con il sostegno di Borrell, si è mosso per promuovere una missione europea a Tripoli e a Bengasi, per incontrare Serraj e Haftar. Missione che è alla fine saltata per questioni di sicurezza.

Mini-vertice a Bruxelles
Bruxelles ci ha riprovato con un minivertice a cui hanno partecipato i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania e Regno Unito. «L’incontro odierno con i ministri di Francia, Germania, Italia e Regno Unito, ha spiegato Borrell, «è stata una buona opportunità per esprimere un forte sostegno al processo di Berlino e sottolineare le nostre preoccupazioni sulla Libia. Chiediamo uno stop immediato a ulteriori escalation e alle interferenze esterne negli ultimi giorni. La situazione - ha aggiunto - peggiora di giorno in giorno e la soluzione è solo politica. Si fermino i combattimenti a Tripoli e serve una immediata cessazione delle ostilità». L’Unione europea chiede che tutti i membri della comunità internazionale rispettino l’embargo delle armi dell’Onu.

La Conferenza di Berlino
A Berlino la Germania punta a organizzare entro fine mese una Conferenza sulla Libia. Ma il pressing della Turchia e la difficoltà dell’Unione europea a indivisuare una strategia comune potrebbero far saltare l’ennesima iniziativa di stabilizzazione. Con il rischio che Bruxelles torni ancora a ricoprire un ruolo poco influente, spettatrice di una situazione che potrebbe avere conseguenze imponderabili.

L’attivismo di Di Maio
Di Maio intanto si muove. Dopo il vertice straordinario Ue a Bruxelles sulla Libia, secondo quanto si apprende, volerà a Istanbul per incontrare il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu. Il leader politico M5S si appresta a sostenere un tour tra Egitto, Algeria e Tunisia. Una mossa per cercare di rimanere in partita, nella speranza che sia rimasto qualche pallone da giocare.

Per approfondire:
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