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Difesa: “persi” dall’Italia 10 miliardi senza la firma di governo sull’export

Con l’ok al decreto fiscale arriva la firma di governo sui contratti di export dell’industria della Difesa, già adottata in molti Paesi industrializzati. La sua assenza finora ci ha fatto perdere dal 2009 oltre dieci miliardi di commesse secondo l’ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare a palazzo Chigi.

di Marco Ludovico


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3' di lettura

Il governo metterà la sua firma sui contratti di export dell’industria italiana della Difesa. Ci vorrà un regolamento attuativo prima di partire. Ma la norma di legge dopo circa 15 anni di attesa è ormai incastonata nel pacchetto del decreto fiscale collegato alla manovra di bilancio in dirittura d’arrivo. E non è un dettaglio burocratico. «Ci sono quattro o cinque gare per il mondo dove adesso finalmente possiamo partecipare» ha detto Guido Crosetto, numero uno dell’Aiad, la federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza. Gli addetti ai lavori la chiamano G2G: firma “government to government”.

La regìa di palazzo Chigi
«La norma non ha colore politico: è il frutto del lavoro di tre governi, parte da Paolo Gentiloni e arriva fino all’attuale esecutivo di Giuseppe Conte - ha ricordato Crosetto alla commissione Difesa della Camera - con la regìa di palazzo Chigi sono state coinvolte tutte le istituzioni». Per definire l’articolo 55 «Misure a favore della competitività delle imprese italiane» del decreto fiscale c’è stata in questi mesi una lunga serie di confronti al tavolo tecnico coordinato dall’ammiraglio di squadra Carlo Massagli, consigliere militare del presidente del consiglio Giuseppe Conte. Proprio Massagli, sentito di recente a Montecitorio, ha snocciolato cifre e previsioni, prospettive e criticità.

LA SITUAZIONE DELL’EXPORT Esempi di potenziali perdite per assenza dello strumento G2G

Export, Italia al nono posto
«Lo specifico settore dell’export Difesa genera sulla nostra economia nazionale un fatturato di quasi 14 miliardi con un’occupazione di circa 160mila addetti a cui si aggiunge il settore dello Spazio con una produzione complessiva di due miliardi e 7mila addetti in lavorazioni di alta tecnologia» ha spiegato l’ammiraglio. Ma se si guarda «la distribuzione del valore in termini di esportazioni su scala globale» il consigliere militare sottolinea come «l’Italia si posiziona ben al di sotto di quei Paesi che hanno affiancato allo strumento normativo del G2G sistemi di gestione ben strutturati». Nel quadriennio 2014-2018 su scala globale gli Usa vantano il 36% del valore delle esportazioni dei materiali di armamento; la Russia è al secondo posto (21%), poi la Francia (6,8%) e di seguito Germania, Cina, Uk, Spagna, Israele. L’Italia in coda al nono posto (2,3%).

Mancati accordi col GTG: persi 1,5 miliardi l’anno
Massagli nota in commissione Difesa: «Se ci si chiede quali sono le previsioni di incremento dell’export nazionale con l’adozione del G2G, la risposta più adeguata» si può trovare «nell’elencazione delle principali opportunità commerciali andate a favore di quei Paesi che hanno fatto un corretto uso del G2G». E che in Italia non c’era. Considerando «quelle più significative degli ultimi cinque anni, parliamo di un miliardo e mezzo di valore di media per singola fornitura, per un totale che supera i 10 miliardi che hanno preso la rotta di Svezia, Germania, Francia e Usa favorendo le rispettive industrie e garantendo lavoro al comparto per qualche decennio».

Falsaperna (SegreDifesa): “Imprescindibile un pieno mandato politico”
Sul G2G i deputati hanno poi sentito il generale di corpo d’armata Nicolò Falsaperna, segretario generale del ministero della Difesa guidato da Lorenzo Guerini. Per il generale quelli con il G2G sono accordi che «hanno innanzi tutto una valenza politica: devono rispondere all’interesse nazionale dove trovano sintesi in primo luogo aspetti di politica estera e di sicurezza oltreché, naturalmente, quelli economici e industriali». Falsaperna sottolinea così «l’imprescindibilità di un mandato politico che garantisca sia l’industria sia il soggetto attuatore». Ma mette anche in guardia dai rischi finanziari: nel regolamento attuativo si dovrebbe «escludere a priori soluzioni che rischino di non garantire la disponibilità delle risorse necessarie». Bisogna «chiarire senza equivoci che la gestione finanziaria – osserva Falsaperna - non comporta assunzione di cosiddetti rischi sovrani da parte delle stazioni appaltanti della Difesa né gestione di operazioni di finanziamento nei confronti degli Stati esteri».

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