Cassazione

Diffamazione aggravata per la moglie che svela su Facebook il tradimento del marito

Nessuna esimente per la reazione a un fatto ingiusto se lo “sfogo” contro la rivale non avviene a caldo. Tra risarcimenti e spese costa molto lavare i panni sporchi sulla piazza virtuale

di Patrizia Maciocchi

(Agf Creative)

2' di lettura

Rischia la condanna per diffamazione aggravata la moglie tradita che, invece di lavare i panni sporchi in famiglia, affida alla piazza virtuale di Facebook la sua rabbia rendendo nota la tresca del consorte e insultando la rivale in amore. Per lei è esclusa anche la possibilità di vedersi riconosciuta la scriminante della provocazione, che “salva” dalla condanna chi reagisce ad un fatto ingiusto: nello specifico il tradimento. Per la Corte di cassazione (sentenza 3204) infatti la “vendetta” è un piatto che va mangiato caldo.

L’esimente dello stato d’ira per un fatto ingiusto

La reazione, se non istantanea, deve almeno avvenire nell’immediatezza dell’ingiustizia subìta e avere un rapporto di interdipendenza con il “fattaccio”, mentre nel caso esaminato il rancore era sopravvissuto anche alla fine della storia tra l’ormai ex marito e la sua, ormai, ex fiamma.

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La Suprema corte ricorda ad esempio di aver riconosciuto l’esimente (sentenza 7244/2015) per gli insulti rivolti per strada da un’imputata in occasione dell’incontro casuale con la persona offesa, lo stesso giorno nel quale aveva subìto un affronto, nella stessa causa erano state invece punite le dichiarazioni offensive finite in un giornale locale il giorno dopo. Per i giudici dunque sia la pubblicità data alla notizia via social sia gli improperi affidati alla rete, dei quali il più gentile era “rovina famiglie”, erano il risultato più di un proposito di vendetta e una manifestazione di odio e di rabbia, che l’espressione di uno stato d’ira a caldo.

Il costo di una scelta poco british

La signora paga dunque il suo “sfogo” con la condanna per il reato di diffamazione aggravata, vista la scelta del mezzo accessibile ad una moltitudine di persone. C’è poi una sanzione, rivista al ribasso dalla Cassazione e fissata a poco più di 1000 euro, da sommare ai 2.500 euro da pagare alla “nemica” parte civile nel processo, per le spese sostenute nel giudizio. Alla rivale va anche il risarcimento per i danni morali con una cifra da quantificare. Un prezzo alto per non aver scelto la via della compostezza british.

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