cassazione

Diffamazione: i giudici oscurano il sito anche se è americano

Non passa la tesi della difesa secondo la quale il sito rispondeva alla legge degli Stati Uniti dove non c’è il delitto di diffamazione

di Patrizia Maciocchi

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(Monkey Business - stock.adobe.com)

Non passa la tesi della difesa secondo la quale il sito rispondeva alla legge degli Stati Uniti dove non c’è il delitto di diffamazione


1' di lettura

Via libera al sequestro preventivo del sito online, non registrato presso la cancelleria del Tribunale, per il reato di stampa clandestina. La Cassazione (sentenza 3038) respinge il ricorso contro la decisione di oscurare il sito di notizie per aver diffamato il procuratore di Cosenza e per aver violato i sigilli. Contraddittoria la difesa dell’indagato che, con un argomento boomerang, negava che il sito in questione fosse un blog.

La libera manifestazione di pensiero

Ad avviso del ricorrente si trattava di una testata giornalistica non clandestina perché «nessuna autorità amministrativa aveva decretato la decadenza del sito dalla registrazione». E come giornale online non poteva essere sequestrato. In più il sito in questione sarebbe americano e risponderebbe alla legge degli Stati Uniti, dove non è previsto il reato di diffamazione e non c’è distinzione, nell’ambito della libertà di manifestazione del pensiero, tra testate giornalistiche e blog.

Considerazioni che non trovano l’attenzione dei giudici di legittimità che confermano il sequestro preventivo in base alla legge sulla stampa del 1948.

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