Cassazione

Diffamazione mettere una foto di operai su Facebook con un post che li addita come scansafatiche

Catturare un momento, magari di relax, insinuando che l’assenza di impegno sia un comportamento generalizzato è lesivo della reputazione dei lavoratori

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

Via libera alla condanna per diffamazione per chi cattura un momento dell’attività di alcuni operai in strada e mette la foto su Facebook, con una frase che addita i lavoratori come scansafatiche. La Cassazione (sentenza 11426) conferma il reato per un post lesivo della dignità degli operai. Nella “didascalia” incriminata, messa a corredo della foto, c'era scritto: «stazione di Cecina, uno lavora, uno tiene il secchio e due si occupano di relazioni istituzionali, una specie di corpo diplomatico».  

L’insinuazione di un comportamento generalizzato

Una descrizione che non era piaciuta né ai giudici di merito né alla Cassazione. Senza successo l’imputato afferma di aver difeso gli operai dagli inevitabili attacchi che erano arrivati con i soliti commenti dei leoni da tastiera, che erano stati invitati a non generalizzare, negando anche l’intenzione puntare il dito contro i soggetti immortalati. Giustificazioni che arrivano quando il reato era già stato consumato: senza possibilità di invocare la scriminante del diritto di critica.

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La Sentenza

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Escluso il diritto di critica

Per la Suprema corte l’aver riprodotto un singolo momento dell’attività lavorativa «è attività del tutto inidonea a rappresentare il fondamento di una critica che, come nel caso di specie, investe l’intera portata dell’attività stessa o, meglio - scrive la Cassazione - della diligenza e dell’impegno di coloro che vi sono coinvolti». Il collegamento a singoli momenti non basta, infatti, per giustificare conclusioni che, aspre o no che siano nei toni, offendono la dignità delle persone interessate. La scritta era suggestiva e insinuante, perché lasciava intendere che quei singoli episodi fossero la rappresentazione di un comportamento generalizzato. Cosa certamente non documentata. Al contrario la regola, questa sì documentata, è l’impegno di chi lavora in strada in condizioni spesso difficili.

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