MODA

Digital, Cina, green: le nuove vie

Per riprendersi da un annus horribilis come il 2020 il settore deve puntare su innovazione, mercati in ripresa e valorizzare alcuni punti di forza come la qualità e l’attenzione all’ambiente

di Marta Casadei

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La start up italiana Mirta aggrega artigiani pellettieri (nella foto) e maglifici in una piattaforma online

Per riprendersi da un annus horribilis come il 2020 il settore deve puntare su innovazione, mercati in ripresa e valorizzare alcuni punti di forza come la qualità e l’attenzione all’ambiente


3' di lettura

Fabbriche chiuse o riconvertite alla produzione di Dpi, negozi serrati, assenza di flussi turistici internazionali e mancanza di eventi e occasioni d’uso. Sono tanti i fattori che hanno fatto del 2020 l’annus horribilis per la moda, italiana e non solo.

Il duro colpo al settore

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Le recenti stime di Confindustria moda hanno fotografato un trimestre nero per il tessile-moda-accessori, un comparto che nel 2019 aveva fatturato circa 98 miliardi di euro, con un surplus commerciale di 30 miliardi: nel terzo trimestre le aziende hanno registrato un calo medio del fatturato del 27,5% rispetto allo stesso periodo del 2019. Una flessione più contenuta rispetto al -36,2% registrato tra gennaio e marzo e al -39% del secondo trimestre (coinciso con il lockdown), ma molto inferiore rispetto all’andamento generale dell’economia italiana, che nel terzo trimestre ha visto un rimbalzo del Pil del 16,1 per cento.

Secondo uno studio Mediobanca sulle quotate, poi, le multinazionali italiane del settore fashion-lusso nel primo semestre 2020 hanno registrato un calo di ricavi del 28% (contro un -7% di calo “generalizzato”).

A livello globale, le cose non vanno meglio: secondo le stime di Bain&Co, complice il Covid-19, il mercato del lusso perderà circa il 20% del valore.

Le opportunità

In questo scenario dalle tinte decisamente fosche, tuttavia, emergono una serie di opportunità che, se colte per tempo, possono aiutare il settore a tornare a crescere. La moda, infatti, ha bisogno di un cambio di passo. Che, oggi più che mai, viene dettato dai consumatori.

Digitalizzazione

Il primo e più grande trend da tenere presente per il presente - e per il futuro post Covid-19 - è quello della digitalizzazione: la pandemia, con le serrande dei negozi abbassate e le persone chiuse in casa, ha accelerato una tendenza già in corso, facendo fare alle vendite online un salto in avanti di svariati anni. Chi era pronto alla sfida, sta registrando risultati da record: gli store online hanno messo a segno crescite a doppia e tripla cifra; le piattaforme digitali multimarca - come Zalando, che nel terzo trimestre ha registrato vendite a +30% o Farfetch, che ha appena ricevuto un maxi finanziamento da 1,15 miliardi da Alibaba, Richemont e Artemis per lo sviluppo in Cina - chiuderanno in netta controtendenza con l’andamento del settore, con crescite di fatturato a doppia cifra.

Anche le realtà emergenti che hanno saputo puntare sul digitale hanno trovato spazio per crescere: la start up italiana Mirta, che aggrega artigiani pellettieri ( e da poco anche maglifici) in una piattaforma online, per esempio, durante e dopo il lockdown ha registrato crescite a tripla cifra e aperto una società in Cina.

Focus sulla Cina

La seconda, grande, opportunità per la moda italiana è rappresentata dal mercato cinese, il primo a riprendersi e a confermare stime pre-Covid che lo vogliono primo mercato per crescita (nel 2019 aveva segnato un +30% negli acquisti di lusso). Quello cinese è un mercato iper digitalizzato (i passaggi dell’acquisto si perfezionano tutti dentro una stessa app, in molti casi Wechat), giovane e in fase di cambiamento.

Se infatti fino a qualche anno fa i cittadini della Repubblica Popolare compravano soprattutto all’estero (complici prezzi più bassi), oggi il baricentro si è inevitabilmente spostato verso il mercato domestico, tra super eventi online (come il famoso Single’s day, l’11 novembre) e boutique offline che offrono un’esperienza d’acquisto di alto livello e soprattutto integrata anche alla dimensione online.

Qualità e sostenibilità

Ci sono altre due direttrici di sviluppo per il settore moda in cui i brand italiani potrebbero davvero fare la differenza: qualità e sostenibilità.

Il consumatore post Covid-19, infatti, per ora sembra essere più portato all’acquisto di prodotti di fascia premium o alta, spinto forse dall’idea di fare meno acquisti (vista anche la riduzione delle occasioni d’uso) ma più durevoli.

Un concetto, quello di comprare meno e meglio, che - riducendo, di fatto, gli sprechi - rientra nel concetto di sostenibilità, uno dei mega trend che il settore moda ha visto svilupparsi ben prima della pandemia e che la filiera italiana - dal tessile al retail - ha inserito subito tra le proprie priorità.

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