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Digital tax per aiutare negozi e Pmi italiane, il Parlamento vuole cambiarla

Forza Italia chiede di escludere le imprese italiane e di destinare parte del prelievo ai ristori. Anche Leu punta a sostenere i negozi al dettaglio. Il Mef: rischio ritorsioni commerciali Usa

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Boom vita digitale con lockdown, ma molti senza web

Forza Italia chiede di escludere le imprese italiane e di destinare parte del prelievo ai ristori. Anche Leu punta a sostenere i negozi al dettaglio. Il Mef: rischio ritorsioni commerciali Usa


3' di lettura

Il Parlamento mette sotto la lente la digital tax, l’imposta del 3% sui ricavi derivanti dalla prestazione di servizi digitali, effettuati da parte di imprese di rilevanti dimensioni (almeno 750 milioni di ricavi) nel territorio dello Stato. Proprio mentre si avvicina nel 2021 l’appuntamento con il primo versamento dell’imposta, i parlamentari (anche di diverso segno politico) chiedono al Governo modifiche alla struttura del prelievo. A muoversi con una mozione è il gruppo alla Camera di Forza Italia. Il documento che porta come primo firmatario Sestino Giacomoni, presidente della commissione bicamerale di vigilanza su Cdp (Cassa depositi e prestiti), chiede espressamente al Governo di impegnarsi per tutelare le Pmi italiane.

La richiesta di esclusione

In particolare da Forza Italia punta a impegnare l’Esecutivo ad «adottare ogni iniziativa normativa finalizzata ad escludere dal campo di applicazione della digital tax, come disciplinata dalla legge di bilancio 2020, le imprese nazionali, sulla scia di quanto peraltro già previsto in altri Stati membri». Ma, ad avviso dei parlamentari azzurri, non può essere sottovalutato il mutato quadro economico rispetto a un anno fa, con la crisi economica prodotta dalla pandemia in corso che ha cambiato decisamente le carte in tavola.

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Ecco perché viene avanzata la richiesta di «adottare nell'ambito della prossima manovra di bilancio 2021 ogni iniziativa di competenza finalizzata ad adeguare il prelievo fiscale dovuto da parte dei colossi del web, nonché a destinare in via prioritaria le risorse rinvenienti all'abbattimento della pressione fiscale gravante sulle Pmi maggiormente danneggiate a seguito dei provvedimenti restrittivi emanati dal Governo a seguito del virus Covid -19 e sulle attività commerciali di vicinato, tra cui le botteghe storiche, che rappresentano un patrimonio unico dal punto di vista culturale e della tutela del made in Italy delle città del nostro Paese».

In sostanza una sorta di redistribuzione compensativa, per la dinamica che ha portato giocoforza i consumatori - sia nel lockdown primaverile sia nelle nuove restrizioni ora in vigore per la seconda ondata - a indirizzarsi verso l’e-commerce.

Gli effetti della pandemia

Stando a quanto riporta la mozione di Forza Italia, infatti, «con la pandemia da Covid 19 e a seguito dell'adozione di provvedimenti restrittivi quali il lockdown, mentre le attività commerciali di vicinato, tra cui le botteghe storiche, in molti casi chiudono non essendo in grado di sopravvivere, i colossi del web continuano ad aumentare i propri profitti senza neanche corrispondere degli sconti alla clientela, beneficiando di una situazione in cui si registra un maggior ricorso agli acquisti on line e dell'utilizzo di servizi internet».

Dinamica favorevole per gli Over the top

A questo proposito la mozione forzista porta alcuni esempi. Nel terzo trimestre 2020 Amazon «ha triplicato i propri profitti che sono cresciuti del 197% a 6,3 miliardi di dollari, con un aumento delle vendite del 37% superando i 96 miliardi di dollari (i dati riguardano il periodo luglio e settembre e non tengono peraltro conto degli incassi dell'Amazon prime day che quest'anno si è svolto tra il 13 e il 14 ottobre). A salire pure sono state le azioni dell'altro colosso del web ossia Alphabet, che possiede Google. Tale gruppo ha diffuso una trimestrale con un incremento dei ricavi pubblicitari da 33 a 37 miliardi di dollari oltre incassi in crescita per la controllata YouTube (da 3,8 a 5 miliardi) e per i servizi di Google Cloud (da 2,4 a 3,4 miliardi) grazie alla domanda di servizi digitali in aumento per la pandemia».

Anche Leu chiede interventi per gli esercizi al dettaglio

Ma non è solo Forza Italia a spingere per un intervento sulla struttura della digital tax. Anche dalla maggioranza arrivano richieste di modifica. In un question time presentato in commissione Finanze alla Camera, Luca Pastorino (Leu) ha proposto di intervenire ulteriormente con una tassa di scopo sui ricavati delle multinazionali del web indirizzando le risorse raccolte a favore delle piccole e medie imprese e dei piccoli esercizi al dettaglio.

Il rischio di ritorsioni commerciali degli Stati Uniti

La risposta del ministero dell’Economia all’interrogazione di Pastorino, letta dal sottosegretario Alessio Villarosa, è stata che «la struttura dell'imposta appare già particolarmente adatta ad intercettare ed assoggettare ad imposta i ricavi delle web soft companies risultando, peraltro, del tutto in linea con le indicazioni della Commissione europea».

C’è poi un profilo di criticità paventato dal Mef, la cui risposta è precedente all’esito dell’elezioni presidenziali oltreoceano: «Gli Stati Uniti, Paese ove hanno sede molte web soft companies, hanno apertamente osteggiato la web tax minacciando pesanti ritorsioni commerciali nei confronti dell'Italia. In tal senso, appare chiara la necessità di intervenire sul piano internazionale a livello condiviso piuttosto che in via unilaterale»

Per questo motivo, ha concluso il Mef, la «web tax ha carattere temporaneo e sarà eliminata non appena saranno individuate regole condivise a livello internazionale per tassare i profitti dove sono effettivamente realizzati».

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