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Digitale, Antony Morato punta a diventare un’azienda 4.0

di Vera Viola


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2' di lettura

Assegnare un rating ai fornitori, inserire un chip in tutti i capi e tracciarli, monitorare i negozi in Italia e all’estero: ma questa è solo una parte del programma “in progress” di Antony Morato, azienda napoletana del fashion, che si candida a diventare un’industria 4.0. Tanto che alla recente edizione dell’It4fashion che si è svolto a Firenze, Antonio Buonocore, responsabile dell’It di Antony Morato, è stato coinvolto perché portasse l’esperienza di una pmi che cavalca processi di innovazione e digitalizzazione finora appannaggio dei colossi di settore.

La Essedi che ha sede a Nola, guidata da Raffaele Caldarelli, che oggi ne è presidente, dg e direttore creativo, nel 2016 ha raggiunto i traguardi dei 100 milioni di fatturato e dei 4 milioni di capi distribuiti. Così si chiude un piano industriale triennale che ha voluto scommettere molto su identità del prodotto e rete distributiva. Intanto è partito il nuovo piano industriale 2017-2019 che punta a un’accelerazione proprio sul digitale.

«Siamo partiti nel 2011 - racconta Buonocore - e fino al 2014 abbiamo lavorato soprattutto dentro la nostra azienda per riorganizzare la produzione e introdurre il sistema di gestione Stealth 3000. Questo ci ha fornito la piattaforma su cui lavorare negli anni successivi integrando tutti i soggetti coinvolti, dai fornitori ai negozi passando per la logistica».

Si parte quindi dalle forniture, anello quanto mai importante in un’azienda del fashion: ciascun fornitore trova sul sistema informatico aziendale ordini, modelli, schede tecniche, indicazioni sull’etichetta. E ciascun fornitore potrà continuare a seguire i propri capi anche quando saranno in magazzino, in negozio, quando verranno acquistati e magari resi. L’analisi dei numerosi dati su qualità del prodotto e affidabilità della fornitura o efficienza del servizio offerto, poi, inseriti nel data base del sistema, si traduce in un rating (scala da 7 a 15).

Si passa alla logistica. Anche in questo caso la parola chiave è “integrazione” tra magazzini e con fornitori e negozi. Integrazione anche ai fini della implementazione dell’e-commerce. I capi di abbigliamento, poi, e questo è il passo più interessante - grazie anche a una collaborazione con la Mc sistemi, piccola software house campana -, vengono tutti dotati di un chip che permette di tracciare il singolo capo e sostituisce anche il “classico” taccheggio. Tutto ciò si traduce in efficienza, risparmio di tempo, servizi al cliente finale. Oltre che, per finire , in strumento di lotta alla contraffazione.

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