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Digitale e promozione integrata per aiutare le Pmi oltre confine

Le Camere di commercio all’estero nel 2021 hanno investito 40 milioni di euro per sostenere 53mila imprese italiane. La metà delle aziende appartiene al settore agroalimentare

di Marta Casadei

(Imagoeconomica)

I punti chiave

  • Le Ccie operano i 61 Paesi del mondo
  • Alimentare in prima linea con più di 25mila imprese
  • Focus sul fenomeno dell’italian sounding: un mercato parallelo da 80 miliardi di euro

2' di lettura

Una piccola azienda su due punta su business matching e networking per stringere partnership proficue con altre imprese. La promozione integrata rappresenta un asset: più del 62% delle attività di supporto alle Pmi all’estero si sono svolte integrando settori e prodotti che rappresentano al meglio il saper fare italiano oltre confine.

I dati sono emersi durante la 23ª edizione del Meeting dei segretari generali delle Camere di commercio italiane all’estero (Ccie), organizzato da Assocamerestero, che si conclude oggi a Milano. Dell’associazione, fondata negli anni Ottanta, fanno parte 84 Camere di commercio italiane all’estero che operano in 61 Paesi del mondo e Unioncamere.

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L’obiettivo è supportare le Pmi che puntano ai mercati stranieri, ma spesso non hanno competenze, fondi o infrastrutture per ottenere risultati soddisfacenti: nel 2021 le Ccie hanno assistito oltre 53mila Pmi e coinvolto 90mila operatori esteri. Con un investimento complessivo di 40 milioni di euro, pari a circa sette volte il valore del finanziamento ricevuto dal Mise. A integrare i fondi governativi, il supporto delle Regioni, di aziende private e dei Paesi.

Lo sviluppo estero è una delle direttrici di crescita con potenziale più elevato per le piccole aziende del made in Italy. Soprattutto in questo momento di rimbalzo post Covid: secondo l’Istat nel primo trimestre 2022 l’export è salito del 22,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita ben diffusa a livello territoriale. Tutte le regioni italiane, ad eccezione di Molise e Basilicata, infatti hanno registrato un aumento delle esportazioni.

Poco meno della metà (47,3%) delle oltre 53mila piccole e medie imprese che si sono appoggiate alle Ccie a caccia di un volàno per imporsi all’estero opera nel settore agroalimentare. A seguire, spiccano i settori del turismo e cultura (4.037 aziende), della meccanica (3 .659), del tessile moda (3.406) e dell’arredamento (2.776).

L’agroalimentare è un settore che sta crescendo in modo significativo nei mercati esteri: nel 2021 ha messo a segno la cifra record di 52 miliardi di euro di esportazioni. Ma che ha un potenziale ancora maggiore.

Secondo una ricerca condotta da The European House - Ambrosetti in collaborazione con Assocamerestero e presentata al Food Forum 2022, infatti, il fenomeno dell’italian sounding (cioè i prodotti alimentari che sembrano italiani ma non lo sono) costituisce un mercato parallelo al made in Italy e vale circa 80 miliardi di euro. Proprio per arginare questo fenomeno le camere hanno sviluppato il progetto True Italian Taste, giunto alla sesta edizione.

Nella versione cartacea di questo articolo è stato erroneamente indicato il Maeci come finanziatore delle Camere di commercio italiane all’estero. Ci scusiamo con gli interessati e i lettori

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