OSSERVATORIO MECSPE

Digitale e robotica innescano il rilancio della piccola manifattura

di Ilaria Vesentini


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3' di lettura

Al crescere degli investimenti in tecnologie digitali aumentano ottimismo degli imprenditori e performance delle aziende. È questo il quadro che emerge dall’ultimo Osservatorio Mecspe, l’indagine di Senaf sulle Pmi meccaniche italiane condotta in occasione del nuovo tour dei “Laboratori Mecspe Fabbrica digitale, La via italiana per l’industria 4.0”: le tecnologie digitali hanno trasformato oltre 6 aziende su 10, in un panorama che vede ormai digitalizzata la gran parte delle Pmi tecnologiche del Paese e dove il 55,8% degli imprenditori italiani percepisce la propria azienda molto o abbastanza innovativa.

Numeri, questi diffusi da Senaf, che vanno di pari passo con un’indice di fiducia dell’imprenditoria meccanica di gran lunga superiore ai parametri ufficiali: nel primo semestre 2018 i fatturati sono aumentati rispetto ai dodici mesi precedenti per il 61,4% degli intervistati (un campione di 409 imprese), con un aumento di 12 punti rispetto alla rilevazione 2017. E il 66,6% degli imprenditori si aspetta un aumento della dinamica anche da qui a fine anno (appena il 4,9% un calo), grazie al traino dell’export e anche al modello a filiera. «Stiamo finalmente raccogliendo i frutti tangibili di un processo di trasformazione che ha attraversato il nostro Paese e di un senso di fiducia che guida le aziende italiane – commenta Maruska Sabato, project manager di Mecspe (il salone internazionale della meccanica specializzata che il prossimo marzo inaugurerà a Parma la 18esima edizione). La considerazione che gli investimenti attuati nell’ambito di tecnologia e innovazione siano serviti è positiva per la maggior parte degli imprenditori e va allargandosi dal Nord al Sud del Paese. Ciò che chiedono oggi è però più pratica e meno teoria sul digitale, e a questo servono i laboratori che stiamo organizzando durante l’anno per avvicinarci a Mecspe (il prossimo appuntamento è a Torino il 29 ottobre sull’automotive, ndr). Formazione e trasferimento di conoscenza rimangono asset strategici su cui c’è ancora molto da lavorare e senza i quali la sfida 4.0 non può essere colta fino in fondo in modo efficace».

L’Osservatorio Mecspe conferma le intenzioni di investimento nelle nuove tecnologie abilitanti, di Pmi e subfornitura meccanica, che hanno finora investito soprattutto per la sicurezza informatica (89,2%) e la connettività (79,7%), il cloud computing (67,1%), la robotica collaborativa (35,4%), la simulazione (31%), i big data (29,1%), la produzione additiva (28,5%) e l’Internet of things (27,8%). La realtà aumentata è stata privilegiata dal 15,2%, così come i materiali intelligenti, mentre le nanotecnologie dal 7%. I fattori di freno alla digitalizzazione sono rappresentati da un rapporto incerto tra investimenti e benefici (per il 43,5% delle aziende), dagli investimenti richiesti troppo alti (35,7%), dalla mancanza di competenze interne (26,2%), dall’arretratezza delle imprese con cui si collabora (17,9%), nonché dall’assenza di un’infrastruttura tecnologica di base adeguata (14,3%), dalla mancanza di una chiara visione del top management (12,5%) e da troppi dubbi sulla sicurezza dei dati e sulla possibilità di cyber attack (4,8%).

Ma resta le risorse umane il fattore critico di successo per la trasformazione 4.0, lo dicono il 55% degli imprenditori intervistati, ben consapevoli però che manchino skill adeguate. I profili specializzati più richiesti entro il 2030 saranno il Robotic engineer (30,3%), gli specialisti dei big data (17,9%), i programmatori di intelligenze artificiali (13,8%); a seguire lo specialista IoT (9,2%), il multichannel architect (7,7%) e gli esperti di cybersicurezza (6,2%). «Serve più formazione ad hoc – conferma Sabato – e occorre far comprendere meglio alle aziende le opportunità che offre il 4.0 implementato in azienda». Migliorare la qualità e minimizzare il tasso di errori è il primo obiettivo degli investimenti in 4.0, rileva un’indagine del Met condotta per il Mise la scorsa estate, così come gli imprenditori puntano su robot e digitale per perseguire aumenti di produttività (primo goal per le grandi industrie).

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