Viaggio nel distretto

Digitale e sostenibilità guidano la ripresa delle scarpe marchigiane

L'export è in risalita, ma restano le criticità. Da Nero Giardini a Le Silla, le strategie delle aziende fra internazionalizzazione e formazione dei giovani

di Chiara Beghelli

Lavorazione artigianale di una scarpa Pantofola d'Oro

4' di lettura

Nel territorio che concentra il maggior numero di imprese calzaturiere d’Italia è finalmente riapparso il segno più: si tratta del +13,3% che esprime la crescita dell’export nel primo semestre 2021 del distretto delle calzature di Fermo, che si estende anche alle province di Ascoli Piceno e Macerata. Il dato è stato elaborato dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, per il quale l’export del distretto marchigiano nello stesso periodo ha generato 487,74 milioni di euro, in calo del 24,8% rispetto allo stesso periodo del 2019, in epoca pre Covid.

Se infatti l’export del primo periodo post-pandemia è tornato in positivo, alcune criticità continuano a caratterizzare il territorio, che dal 2009 ha sofferto più dei distretti “colleghi” di Toscana e Veneto: fra le cause, un posizionamento meno vicino al lusso, che non ha attratto gli investimento dei big della moda; una forte esposizione a un mercato come quello russo, in forte crisi dagli anni delle sanzioni, il 2014-15; la frammentazione delle imprese, con il 65% che ha meno di 10 dipendenti, come si legge in una nota elaborata dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per Il Sole 24 Ore: «La possibilità di crescita del distretto dipenderà dalla capacità delle imprese di intercettare i cambiamenti nei comportamenti di consumo anche in termini di prodotti - nota Carla Saruis, economista della Direzione -. Cruciale sarà la progressiva diffusione delle strategie di sostenibilità, qualità e riconoscibilità del prodotto».

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Bracalente (Nero Giardini): «Avere un brand è fondamentale»

«Oggi è più che mai importante avere un brand forte, riconoscibile, che aiuti anche la necessaria internazionalizzazione - nota Enrico Bracalente, fondatore e ceo di B.A.G. Spa di Monte S. Pietrangeli, al quale fa capo il marchio Nero Giardini, una delle aziende più importanti del distretto, con 107 milioni di fatturato nel 2020 e circa 1.600 collaboratori, fra diretti e indiretti -. Noi lo abbiamo già, con un ottimo rapporto qualità-prezzo, e questo sostiene la nostra crescita, che auspico a doppia cifra già dal prossimo anno, e i nostri investimenti, in Italia e in Europa, ma anche Stati Uniti e Canada. Abbiamo aperto nuovi negozi a Verona e Firenze e a novembre inaugureremo a Venezia. Per il 2022 sono in programma 4-5 aperture anche internazionali, con Barcellona e Parigi». Dal 2013 Bracalente finanzia il corso di operatore della calzatura in collaborazione con l’Istituto Artigianelli di Fermo: «Puntiamo da tempo sulla formazione, sia con le scuole in azienda, dove oggi ci concentriamo soprattutto su quella al personale di vendita. Ma bisogna investire anche sui propri collaboratori, sulla filiera: oggi molti vivono una complessa fase di ricambio generazionale che richiede sostegno, le aziende devono essere aiutate».

La scelta dei pellami da Nero Giardini

Giannini (Doucal’s): «Bisogna sostenere la filiera e investire in tecnologia»

È d’accordo Gianni Giannini, proprietario e direttore creativo di Doucal’s, marchio di Montegranaro che nel 2023 celebrerà 50 anni di attività nel segmento delle calzature d’alta gamma: «Sostenere la filiera è cruciale, è un vero investimento - sottolinea -. Abbiamo contribuito al territorio anche con la formula dello stabilimento diffuso, riqualificando e collegando fra loro sei sedi. Stiamo crescendo molto, soprattutto dall’estate scorsa, anche perché rispondiamo a dei clienti con cui la moda non comunica, potremmo definirli quei professionisti di 40-65anni in cerca di uno stile classico in chiave moderna». I due filoni sui quali si concentrano i maggiori investimenti di Doucal’s sono sostenibilità, a partire dai materiali, e sviluppo tecnologico: «Crediamo molto nei macchinari di ultima generazione, abbiamo introdotto di recente anche una stampante 3D e stiamo sviluppando anche strumenti di formazione digitale come gli occhiali smart con cui i giovani registrano e apprendono i gesti degli addetti esperti. È anche un modo per rendere attraente il mestiere agli occhi delle nuove generazioni».

Doucal’s AI 21-22

Ciabattini (Le Silla): «Sostenibilità e digitale guidano gli investimenti»

«I nostri investimenti sono concentrati sullo sviluppo del digital, che durante la pandemia è stato un aiuto fondamentale per chi lo aveva già adottato - spiega Monica Ciabattini, co-fondatrice e direttrice creativa di Le Silla, brand di calzature femminili d’alta gamma basato a Porto Sant’Elpidio:«Stiamo crescendo bene, sia on sia offline, nel wholesale e nel retail. L’ultima campagna di vendita ha segnato un +43% e quest’anno contiamo di registrare un +25% rispetto al 2020». Anche per Le Silla la sostenibilità è un importante fattore di crescita: «Abbiamo esteso questo approccio a tutta la filiera, lavorando materiali sostenibili, come la pelle che deriva solo da scarti, con concerie certificate. Il nostro nuovo stabilimento è stato costruito riducendo impatto e consumi energetici, e stiamo mettendo a punto un packaging totalmente green».

Le Silla AI 21-22

Williams (Pantofola d’Oro): «Occorre una tutela del vero made in Italy»

«Il distretto è ancora in sofferenza e la difficoltà di reperire le materie prime non aiuta»,nota Kim Williams, ad di Pantofola d’Oro, marchio fondato ad Ascoli Piceno nel 1886 e uno dei più antichi della regione. In oltre 130 anni Pantofola d’Oro ha scritto la storia delle calzature da calcio, ma è stata anche in grado di evolversi verso modelli casual, tutti fatti interamente a mano: «Da straniero (Williams è di origini britanniche, ndr) mi ha sempre colpito la mancanza di un vero supporto al made in Italy da parte delle istituzioni: favorirebbe soprattutto le pmi del settore, che soffrono perché non sono dei brand - prosegue -. Noi puntiamo tutto sulla qualità e abbiamo attinto dalla nostra storia anche per i nuovi modelli, come la Sneakerball, che riprende una scarpa del 1984 alla quale abbiamo aggiunto un fondo più moderno. Bisogna investire di più anche sulla formazione dei giovani, che devono trovare cool questo settore».

Lavorazione nel laboratorio Pantofola d’Oro

Riposizionamento verso l’alto, formazione, internazionalizzazione e creazione di imprese leader sono i canali di sviluppo per il territorio: «Questo potrebbe essere il momento giusto per rilanciare un distretto che può contare su un know how invidiabile e riconosciuto nel mondo», conclude Saruis.

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