Lo studio

Digitale e sostenibilità: un’ora di streaming video consuma come due frigoriferi

La ricerca “Italiani e Sostenibilità Digitale: cosa ne sanno, cosa ne pensano” è stata realizzata dal Digital Transformation Institute

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3' di lettura

Un’ora a settimana di streaming video nel corso di un anno richiede un consumo di energia pari a quello di due frigoriferi collegati 24 ore. Ma pochi lo sanno e ci pensano. Quanto ne sanno gli italiani di digitalizzazione e sostenibilità? A parole molto, nella pratica, forse, un po’ meno. L’80% afferma di avere una conoscenza abbastanza o molto precisa del concetto di sostenibilità, ma il 62% non sembra in grado di correlare la visione di sostenibilità che ritiene prioritaria con scelte economiche e sociali coerenti.

Teoria e pratiche quotidiane non vanno di pari passo

La digitalizzazione è considerata un’opportunità per il 92% degli italiani anche se presenta rischi di disuguaglianza per il 65%. Quando i due temi vengono messi in relazione, un conto è la consapevolezza in merito all’urgenza di affrontare problemi come il cambiamento climatico e l’inquinamento (prioritari rispettivamente per il 74% e il 76%), un altro conto è sfruttare nella pratica quotidiana le numerose opportunità già presenti a livello tecnologico per affrontare a livello di singoli le due macro-tematiche.

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AL CRESCERE DELLA COMPETENZA DIGITALE DIMINUISCE LA PAURA NELLA TECNOLOGIA!

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La ricerca del Digital Transformation Institute

I dati emergono dalla ricerca “Italiani e Sostenibilità Digitale: cosa ne sanno, cosa ne pensano”, realizzata dal Digital Transformation Institute, fondazione di ricerca italiana per la sostenibilità digitale, che ha come partner, tra gli altri, società come Eni e Enel e diversi atenei italiani. Digitalizzazione e sostenibilità (sia sociale che ambientale) sono i principali pilastri su cui si basa il programma europeo Next generation Eu. E grazie alla consistente dote comunitaria a disposizione l’Italia, con il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), dovrà tradurre in pratica gli indirizzi di Bruxelles: se ci riuscirà – in caso contrario si rischia di perdere i finanziamenti – sarà una vera rivoluzione in numerosi campi: dal lavoro all’economia, dalle tlc ai trasporti passando per la sanità e l’ambiente.

Tecnologia: meno competenze più paura

«Il quadro che emerge dai dati della ricerca - afferma Stefano Epifani, presidente della Fondazione - è un quadro estremamente complesso e variegato, che fornisce alcune indicazioni fondamentali dalle quali partire per iniziare a disegnare quella nuova normalità che serve per rilanciare il nostro Paese». Secondo Epifani «è significativo come la paura nei confronti della tecnologia aumenti proporzionalmente al diminuire della competenza: in altri termini meno si conoscono le tecnologie più le si temono. Questo ci deve insegnare molto sul ruolo centrale delle azioni delle Istituzioni rivolte ad aumentare il livello di consapevolezza e di competenza digitali degli italiani di ogni età».

SECONDO LEI, UN’ORA DI STREAMING A SETTIMANA, NEL CORSO DI UN ANNO, QUANTO CONSUMA IN TERMINI ENERGETICI?
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Applicazioni utili ma poco utilizzate

Su consapevolezza e abitudini delle persone resta quindi della strada da fare. La ricerca, infatti, dice che solo il 10% degli italiani usa regolarmente applicazioni a supporto della riduzione dei consumi, mentre il 13% le usa raramente. Il 27% dichiara di non conoscerne l’esistenza, e poi c’è un 49% che pur specificando di conoscerne l’esistenza, comunque non le adotta. Sul fronte della gestione del ciclo dei rifiuti la situazione non cambia di molto – con il 38% degli italiani che non conosce le applicazioni già esistenti e il 35% che non le usa pur conoscendole – così come nell’ambito delle applicazioni dedicate ad abbattere gli sprechi alimentari: sono sconosciute dal 48% degli intervistati e non usate dal 38% di quanti dichiarano di conoscerne l’esistenza.

I “costi” del digitale questi sconosciuti

Resta poi, come evidenziato dal dato clamoroso sul consumo di un’ora di streaming video, il tema tuttaltro che secondario dei “costi” energetici e economici della tecnologia. L’esempio utilizzato nella ricerca è significativo perché coinvolge la grande maggioranza delle persone che utilizza smartphone, tablet e pc ed è molto più vicino alla vita reale, ad esempio, che non il tema legato ai consumi esorbitanti di energia per creare criptovalute. Un problema che si lega anche agli aspetti sociali.

SECONDO LEI, LA DOMANDA DI SERVIZI DIGITALI CHE IMPATTO HA IN TERMINI DI CONSUMI ENERGETICI?
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Privacy importante, ma anche i servizi

«Si pensi ad esempio al ruolo delle piattaforme digitali, dei social network, dei motori di ricerca - sottolinea Stefano Epifani –: è evidente una forte difficoltà delle persone nel contestualizzare il problema in termini complessivi. Il 90% degli intervistati è d'accordo nell’affermare che aziende come Facebook, Google, Apple o Amazon abbiano oggi troppo potere rispetto alla possibilità di influenzare i comportamenti delle persone, ed una percentuale quasi analoga (87%) afferma - conseguentemente - che i Governi debbano preoccuparsi del problema».

Tuttavia il 50% degli intervistati è dell’idea che esse debbano essere lasciate totalmente libere di agire sul mercato. «Allo stesso tempo, il 92% delle persone sostiene che garantire la privacy degli utenti sia una priorità, ma il 50% sostiene anche che tutto sommato i servizi personalizzati siano più importanti della privacy. Insomma – puntualizza Epifani –: stiamo ancora elaborando questa seconda parte di dati, che saranno presentati nelle prossime settimane, ma già emerge un quadro caratterizzato da moltissimi apparenti contrasti che dovremo comprendere in profondità. Farlo è fondamentale per capire come supportare il processo di sviluppo del Pnrr dal punto di vista delle aziende, delle Istituzioni e, naturalmente, dei cittadini».

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