Interventi

Digitale e sostenibilità per uscire dalla crisi

di Luca Tomassini

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(AFP)


3' di lettura

Da emergenza a nuova normalità: il futuro del nostro Paese dipende dalla capacità di realizzare questa transizione. Vale soprattutto per due ambiti strettamente correlati, che negli ultimi tempi hanno visto crescere attorno a sé l'attenzione, ma che adesso devono uscire dall'eccezionalità per diventare una regola: il digitale e la sostenibilità. Se l'esplosione della pandemia ha costretto tutti - cittadini, imprese, lavoratori e istituzioni – all'adozione di servizi abilitati dalla connettività (come quelli per comunicare, apprendere e lavorare a distanza), il livello raggiunto dal consumo delle risorse del pianeta già da tempo ha spinto molti a riflettere sulla necessità del passaggio da un'economia lineare a una circolare.
Solo di recente, tuttavia, è diventato chiaro che le due dimensioni sono interconnesse. Abbracciare il digitale significa velocizzare, semplificare, ottimizzare, in una parola introdurre intelligenza. Non solo artificiale: è la stessa intelligenza che occorre per pianificare e esercitare l'utilizzo di qualsiasi risorsa, a partire da quelle naturali. La tecnologia non solo non è in contrasto con gli obiettivi ambientali, ma è anzi la via privilegiata per raggiungerli. Conquiste come il 5G, la quinta generazione di reti della telecomunicazione mobile, non solo non sono nocive per l'ecosistema, ma possono anzi collaborare a preservarlo. Per esempio, rendendo più efficienti la trasmissione dei dati tra oggetti connessi, che potranno quindi aiutarci a gestire il controllo e l'intervento su situazioni ambientalmente critiche (come l'aumento del tasso di inquinamento, l'impatto delle precipitazioni, l'accelerazione dello sfruttamento delle risorse…)
Non è un caso che le imprese più innovative siano oggi anche quelle più attente all'impatto del loro business nel futuro, che include l'aspetto ecologico. Si tratta anche delle imprese più resilienti, capaci di uscire rafforzate dalle sfide impreviste. Da ricerche realizzate negli USA sull'esperienza del CoViD-19 è emerso chiaramente come le aziende che meglio hanno fatto fronte all'emergenza siano quelle che hanno adottato un'ottica di lungo termine, sfruttando le capacità previsionali derivanti dall'analisi dei dati, la flessibilità di pianificazione e di esecuzione assicurata dalla digitalizzazione dei processi. Nel nostro paese, al contrario, l'indice DESI 2020 mostra una criticità elevata sul tasso di adozione delle nuove tecnologie, soprattutto da parte delle piccole e medie imprese.
Per voltare pagina, occorre aprire la porta a tecnologie abilitanti, come il cloud computing, che moltiplica la potenza di elaborazione, essenziale per dare la spinta decisiva al business. Naturalmente per comprendere appieno la portata del miglioramento occorre un intenso impegno di formazione rispetto alle potenzialità a nostra disposizione: così come sul piano della sostenibilità ambientale, dove l'informazione capillare può fare la differenza per diffondere comportamenti corretti. Anche in politica esiste un problema di sostenibilità: vale a dire l'esigenza di un'ottica di lungo termine, non di breve scadenza elettorale, e di un utilizzo intelligente delle risorse disponibili, tanto economiche quanto umane, di fiducia e di consenso. E anche in questo caso, la sostenibilità va di pari passo con la digitalizzazione, che può agevolare il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione e alleviare il peso della burocrazia. Come per le imprese private, nel settore pubblico è stato possibile assicurare la continuità del servizio grazie al lavoro da remoto: a regime, questa prassi può trasformare il concetto stesso di PA, con procedure più snelle e veloci, e minimizzando l'impatto sul tessuto urbano e sui tempi delle città. Insomma, ora che il digitale e la sostenibilità sono entrati – sia pure in maniera irruenta – dalla porta, la vera sfida è quella di dare loro il benvenuto, invitarli ad accomodarsi e iniziare a ragionare insieme: non è più un'eccezione, deve diventare la regola.
(*) Presidente Gruppo Vetrya e docente Luiss Business School

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