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Digitale, Italia al palo. Resta al 25° posto in Europa

di Andrea Biondi

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Bloomberg


3' di lettura

L’Italia digitale non riesce a risalire la china. E quanto a connettività, skills digitali, utilizzo di internet, digitalizzazione delle imprese e della Pa resta al quartultimo posto nell’Unione Europea.

È un’amara realtà quella certificata dalla Commissione Ue con l’indice Desi (Digital Economy and Society Index) che misura l’evoluzione «2.0» nel Vecchio Continente (compreso il Regno Unito in uscita). L’Italia è 25esima su 28. Meglio solo di Grecia, Bulgaria e Romania.

LA GRADUATORIA

I principali Paesi europei. (Fonte: Commissione europea)

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E i primi in classifica –Danimarca, Finlandia o Svezia – sono avanti di quasi 30 punti percentuali con la media Ue che ne dista dieci. «La Ue – dice Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione Ue e responsabile per il Mercato unico digitale – sta diventando sempre più digitale, ma molti Paesi devono impegnarsi di più. Non vogliamo un’Europa digitale a due velocità. Dovremo lavorare tutti assieme».

Il Desi è un indice sintetico e, in quanto tale, mescola aspetti migliori e altri meno buoni. Precisazione, questa, importante per evitare di buttare via il bambino con l’acqua sporca. In questo senso è certamente positivo quanto avvenuto sulla copertura con reti di nuova generazione (Nga) passata dal 41% al 72% delle famiglie, portando l’Italia dal 27esimo al 23esimo posto. La media Ue al 76% è alla portata con Spagna (81%) e Germania (82%) ormai vicine. In generale nel capitolo “connettività” (uno dei 5 che compone il Desi) l’Italia registra un miglioramento dal 27esimo al 24esimo posto. «Nei prossimi mesi, con gli interventi previsti già oggi e non ancora rilevati dal Desi, l’Italia – dice il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli – è destinata a scalare la classifica internazionale».

Nella scheda Paese sull’Italia la stessa Ue scrive che «rispetto all’anno scorso ha fatto progressi in materia di connettività, in particolare grazie al miglioramento dell’accesso alle reti Nga». A questo però si aggiungono «gli scarsi risultati in termini di competenze digitali» che «rischiano di frenare l’ulteriore sviluppo dell’economia e delle società digitali».

Sulle competenze digitali di base l’Italia è 25esima. La situazione non brilla neanche quanto a specialisti Itc e laureati in discipline scientifiche (14 su mille contro i 19 Ue e 23esimo posto nel ranking). Da qui il passo che porta al vulnus della domanda è breve. L’adozione della banda larga (sopra i 2 Mbps di velocità) è cresciuta solo del 2% passando dal 53 al 55% delle famiglie contro una media Ue del 74% (Francia al 72%, Germania all’86%, Spagna al 71% e Uk al 87%). Se ci si sposta poi sulla banda ultralarga (sopra i 30 Mbps) va ancora peggio: sottoscrizioni passate dal 5% al 12% (al 25esimo posto). Anche qui, a parte la Francia (18%), gli altri Paesi sono lontani (Germania 31%; Spagna 49% e Uk al 43%). La bassa adozione di servizi video on demand ha giocato su questo fronte un ruolo centrale.

E sulla Pa? Nulla da fare.Per ammissione della stessa Commissione Ue nonostante i «buoni risultati per quanto riguarda l’erogazione di servizi online» l’Italia «presenta uno dei livelli più bassi di utilizzo dei servizi di e-governmant in Europa» con la percentuale di utenti scesa al 16% contro il precedente 18%.

A ogni modo, quello sulla Pa digitale è il miglior piazzamento (21esimo posto), dopo quello sulla digitalizzazione delle aziende (19esimo). «Le imprese che utilizzano la fatturazione elettronica – si legge ancora nel Report – sono il 30%» (5° posto e meglio del 18% Ue). Le Pmi, tuttavia, «ricorrono raramente ai canali di vendita elettronici» (7% di vendite contro il 17% Ue).

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