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Digitale, rete unica e cloud italiano: il sogno dello «Stato innovatore» dietro i progetti del Governo

Patuanelli: «Lo Stato non può essere solo arbitro». La ministra Pisano: «Sovranità digitale italiana ed europea»

di Manuela Perrone

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(Sergey Nivens - Fotolia)

Patuanelli: «Lo Stato non può essere solo arbitro». La ministra Pisano: «Sovranità digitale italiana ed europea»


4' di lettura

Se c’è stato un progetto tra i progetti che la politica ha offerto a Cernobbio come fiore all’occhiello per invitare a guardare al futuro con più ottimismo, non c’è dubbio su quale sia stato: la rete unica e, in senso lato, l’innovazione digitale. Lo dimostrano le parole del premier Giuseppe Conte: «Non possiamo perdere l’opportunità del Piano di ripresa e resilienza per sostenere la nascita di una rete unica in fibra ottica, un’infrastruttura fondamentale per il Paese che il Governo intende promuovere, e rispetto alla quale è stato posto in essere un primo passo importante con la lettera di intenti siglata da Tim e da Cassa depositi e prestiti». Un percorso «articolato», ha sottolineato Conte, che conferma la Cdp di Fabrizio Palermo in un «ruolo di investitore strategico e paziente» e la speranza che il risultato finale sia «un’infrastruttura inclusiva, aperta, che possa aprirsi a quanti più stakeholders possibili».

Patuanelli: lo Stato «non solo arbitro»

Realtà o illusione? Di certo, l’accordo tra Tim e Cdp è la novità più concreta e promettente che il Governo ha potuto sbandierare al Forum Ambrosetti, in mezzo a un ventaglio di annunci ancora da riempire di contenuti. E mai come in questo caso il medium è il messaggio: la rete unica, come ha sottolineato il ministro M5S dello Sviluppo economico nel suo intervento di domenica, è il modello di uno Stato «che non può essere solo arbitro, ma che deve essere presente per dare le linee guida». Patuanelli, come altri ministri del Governo giallorosso, rifiuta l’etichetta di neodirigismo o l’evocazione di una nuova Iri. «Le grandi trasformazioni degli assetti produttivi devono essere indirizzate da una grande governance pubblica che dia le linee di indirizzo. Questo non significa che lo Stato fa l'imprenditore: lo Stato non può stare in Alitalia per 20 anni, lì affronta una crisi aziendale e ne accompagna l'uscita ma lo Stato nelle grandi trasformazioni dei settori produttivi deve esserci e deve essere guida».

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Il modello dello «Stato innovatore»

Riecheggia, nelle pieghe del cantiere Recovery Plan, la fisionomia dello «Stato innovatore» teorizzato dall’economista Mariana Mazzucato, consigliera di Palazzo Chigi scelta dal premier in persona ma osannata da tanti esponenti Cinque Stelle. È l’idea di una transizione green e digitale - pilastro, come vuole l’Ue, dei piani di rilancio nazionali - avviata e sostenuta con investimenti pubblici in una logica mission-oriented, che guardi lontano e riduca i margini di incertezza per gli operatori privati.

Pisano: «Sulle tecnologie serve lungimiranza»

La ministra pentastellata dell’Innovazione, intervenuta anche lei al Forum Ambrosetti nella mattinata di domenica, ha definito «ambizioso e non facile» il percorso verso la rete unica e ha ribadito come occorra «lungimiranza»: «La copertura dell’intero Paese deve essere considerata oggi un interesse nazionale come lo è la sicurezza di questa copertura. Ciò richiede a mio avviso che alle competitive attività economiche di soggetti privati attivi per costruire la rete si affianchi una capacità di indirizzo pubblico che salvaguardi alcune esigenze». La sintonia con Patuanelli è piena, lo sguardo lungo. «I nostri prossimi investimenti devono dotarci di infrastrutture e mezzi che corrano meno rischi possibile di venire presto superati da altri più efficienti e meno costosi», è il monito. Che cosa significa? Anche fare i conti immediatamente con il 5G. E affrontare il tema della gestione dei dati.

La sfida dei dati: verso un sistema cloud italiano?

La Pubblica amministrazione gioca un ruolo cruciale. Oggi, ha ricapitolato Pisano, «buona parte dei nostri dati è conservato in memorie che si trovano altrove, all’estero, ma abbiamo interesse che in prospettiva i nostri dati abbiamo memorie in Italia o nell’Ue». Abbiamo 11mila datacenter per 23mila Pa, uno ogni due amministrazioni. «Vuol dire che la maggior parte ha dei problemi, perché è stato costruito in passato. Sono armadi pieni di ragnatele privi dei servizi richiesti a un cloud». Per la ministra, è necessaria una svolta: «Creare e potenziare un sistema cloud italiano o europeo, la si chiami sovranità digitale o europea». Una base è stata posta nel decreto semplificazioni approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, che spinge sulla formazione digitale dei dipendenti pubblici e sulla progettazione dei servizi digitali ai cittadini.

Il ruolo delle «piattaforme abilitanti»

Pisano ha citato lo sviluppo sempre maggiore delle «piattaforme abilitanti», da Spid (in un anno le identità digitali sono passate da 4 a 11 milioni») all’app dei servizi pubblici Io che ha l’obiettivo di trasferire i servizi digitali in un’unica applicazione: è stata scaricata da 3 milioni di italiani, 1,5 milioni la hanno usata per accedere al bonus vacanze. Fino alla piattaforma per i pagamenti digitali verso la Pa: ne sono stati effettuati «69 milioni, per un giro d’affari di 15 milioni di euro».

Il progetto «Repubblica digitale»

Tutto questo - infrastrutture, passaggio in cloud, cybersicurezza, interoperabilità e gestione dei dati, sviluppo piattaforme abilitanti - sarà perseguito con i progetti che confluiranno nel piano italiano di ripresa e resilienza. Con un’attenzione particolare alla formazione: non soltanto agli studenti, in spazi appositi nei programmi delle scuole e dei corsi universitari («Deve avvenire per le competenze digitali quel che un tempo è stato per l’inglese», ha affermato Pisano), ma anche alla popolazione generale. L’iniziativa «Repubblica digitale» punterà a formare tutti i cittadini. «Nelle prossime settimane avvieremo una piattaforma di intelligenza artificiale: non solo gli addetti ai lavori devono saperla usare. La crisi, come ha detto il presidente Mattarella, è stato uno spartiacque per l’Europa, che ha reagito con risposte inedite. Anche noi oggi - ha concluso Pisano - dobbiamo essere coraggiosi e innovatori. Lo dobbiamo alle generazioni future».


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