il congresso degli operatori

Digitale, verde e illiquido. Così parte la caccia alla liquidità degli italiani

Tre le parole d’ordine fra gli operatori. Obiettivo: dare la caccia ai 4.400 miliardi delle famiglie italiane, intrappolata per un terzo nei depositi

di Maximilian Cellino

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(IMAGOECONOMICA)

Tre le parole d’ordine fra gli operatori. Obiettivo: dare la caccia ai 4.400 miliardi delle famiglie italiane, intrappolata per un terzo nei depositi


3' di lettura

Digitale, verde, illiquido. Ecco la formula magica che immancabilmente si sussurra (e a volte si grida) fra gli stand e la platea del 26° Congresso Assiom Forex che si tiene a Brescia. Parole d'ordine inevitabili, per andare a caccia di quelle attività finanziarie delle famiglie che, come ha ricordato il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, «ammontano a circa 4.400 miliardi di euro, due volte e mezzo il Pil italiano» e restano soprattutto per un terzo intrappolate in depositi e circolante.

I rischi (nascosti) per gli investitori
Ma se la rincorsa a questa fetta di ricchezza, la cui parte «affidata dalle famiglie agli investitori istituzionali rimane tuttavia ancora inferiore di dieci punti percentuali alla media dell'area dell'euro e agli Stati Uniti, di trenta punti rispetto al Regno Unito» è tutto sommato comprensibile, oltre che evidente, molto meno lo sono i rischi che questa rincorsa comporta. Uno lo evidenzia lo stesso Visco, quando avverte che «la ricerca dei rendimenti da parte dei risparmiatori e quella di risorse finanziarie da parte delle piccole e medie imprese stanno determinando un ampliamento dell'offerta di strumenti di investimento rivolti anche a investitori non professionali, che devono essere messi in grado di comprendere i maggiori rischi, anche con riferimento alle strutture di costo degli stessi».

Italia ancora indietro nell’Esg, ma in forte recupero
Nel campo della sostenibilità o del cosiddetto green deal (altre parole chiave che non si può fare a meno di incontrare fra gli stand degli espositori) «l’Italia rimane ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei, come per esempio la Francia, non tanto per gli emittenti che già sono fra i più attivi, quanto proprio per i prodotti a disposizione della clientela retail» non manca di notare Alberto Zaffignani, Managing Director Head of Capital Markets Italy and South Eastern Europe di Natixis, che però riconosce anche come in questo campo ci si stia muovendo rapidamente, proprio per rispondere alla crescente domanda, e il divario possa in fondo essere chiuso a breve.

Lo «zoccolo duro» affezionato a contanti e depositi
C’è poi chi, come Ermanno Ciarrocchi, chief sales officer di Deposit Solutions, sottolinea al contrario che quel livello pari a un terzo di ricchezza confinata nei depositi e nella liquidità, non soltanto in Italia sia per certi versi «a suo modo incomprimibile» e che ci si debba quindi dedicare a sviluppare strumenti e soluzioni che rendano da una parte più efficiente l’allocazione del denaro da parte dei risparmiatori e dall’altra più efficace la diversificazione e l’impiego per le banche stesse, che quella liquidità alla fine la devono depositare (a tassi negativi) presso la Bce con il conseguente effetto penalizzante sui margini.

Etf e fondi indicizzati: i convitati di pietra
Un’ulteriore questione l’ha sollevata invece il presidente di Assiom Forex, Massimo Mocio, quando nel suo intervento sottolinea come vada «attenzione ai fenomeni di “shadow banking” - quali quelli legati alla esponenziale crescita di Etf e Fondi indicizzati - e alla necessità di considerarne i rischi sistemici e gli impatti sulla stabilità del mercato», a maggior ragione quando «si tiene conto che la capacità delle banche di assorbire significativi e improvvisi flussi di vendita di attività finanziarie si è fortemente ridotta, rispetto al periodo pre-crisi».

La difesa di chi opera con i «cloni»
Parole quest'ultime che incontrano inevitabilmente l'approvazione degli operatori che puntano sui fondi a gestione attiva e che al contrario spingono alla difesa, se non addirittura al contrattacco le società di gestione che fanno dei cosiddetti «cloni» un elemento importante della propria strategia di business, se non l'unica, anche loro presenti alla kermesse di Brescia. «Gli Etf subiscono eventuali fenomeni di riduzione della liquidità sul mercato proprio come gli altri prodotti di investimento, non le provocano», sostiene Emanuele Bellingeri, responsabile Asset Management in Italia per Credit Suisse, ricordando come in alcuni casi del passato, come per esempio la crisi russa del 2015, gli strumenti che replicano gli indici siano stati in grado di dare importanti indicazioni di prezzo nel momento in cui i mercati non stavano funzionando.

Attenzione però agli effetti collaterali sui mercati di «nicchia»
In modo analogo, Simone Rosti, responsabile per l’Italia di Vanguard, osserva anche come la quota degli Etf e dei fondi indicizzati sul totale degli investimenti sia ancora limitata (circa il 3-4%) e in ogni caso non sia in definitiva tale da influenzare il corretto andamento degli strumenti sottostanti, «se non in presenza di mercati di nicchia come possono essere Paesi di frontiera o, nel caso italiano, le piccole capitalizzazioni nelle quali cui si trovano a investire i Pir». Eventuali effetti collaterali, che comunque non vanno trascurati.

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