CREATO PER AUDI

Digitalizzare per vivere e guidare meglio

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3' di lettura

Valorizzare l'enorme quantità di dati di cui disponiamo consente di fare cose inimmaginabili fino a poco tempo addietro, per migliorare la qualità della vita delle persone, per trasformare il modo di funzionare e fare business di un'azienda, per organizzare in un altro modo le città.
La digitalizzazione è stata anche una risposta utile alla pandemia da Covid 19: per trasferire in Rete il lavoro e la didattica in modo sicuro, per consentirci di mantenere relazioni, ma anche per combattere l'emergenza sanitaria con i numeri, per gestire grandi quantità di informazioni che riguardano contemporaneamente tante persone e creano istantaneamente correlazioni che diventano prevenzione.

Oggi almeno 4,4 miliardi di persone, praticamente metà della popolazione mondiale, usano Internet per comunicare, lavorare, acquistare, spesso semplicemente testimoniare la propria esistenza: e nel farlo lasciano tracce, che sono come tessere di un puzzle gigantesco. Ogni persona con la propria storia, le proprie necessità, le proprie aspettative: ma tutti insieme formano il quadro di come un'umanità si muove, consuma, si nutre, cerca sicurezza.

Accanto a noi, ci raccontano sempre più spesso i nostri oggetti collegati in Rete, che sono ormai molti più che le persone, circa tre volte la popolazione mondiale. Oggetti che ci guidano e ci aiutano nel corso della giornata, accompagnano il nostro intrattenimento.
Noi e i nostri oggetti produciamo, respiriamo dati.
Nella nostra infosfera abbiamo immesso solo nel 2018 33 zettabyte di dati, cioè un miliardo di miliardi di gigabyte. Tra 15 anni saranno probabilmente 2.100. Sono dati che già oggi non possono stare in alcun supporto fisico, ma hanno bisogno del cloud, dello spazio virtuale che diventa parte essenziale della trasformazione digitale.
Sono tracce personali, o log, che diventano informazioni e talvolta anche merce di scambio: Nel 2018 il mercato dei Big Data valeva 42 miliardi di dollari e ora punta sempre più in alto, con un tasso di crescita annuo superiore al 10%.

Nelle città sempre più intelligenti la quantità di dati a disposizione aiuta a distribuire meglio l'energia, l'illuminazione e altre risorse, a organizzare meglio la raccolta differenziata dei rifiuti, e anche a gestire emergenze, oltre che ovviamente a prevedere il traffico.
L'Internet of Things, la Rete dei dispositivi, consente già oggi in alcune città di “sincronizzare” la velocità delle auto sui tempi dei semafori, in modo da rendere possibile una “onda verde” che fluidifica il traffico, riduce il ristagno delle emissioni inquinanti e favorisce il comfort del conducente. Questo sistema, che verrà esteso già nel corso del 2020 a molte metropoli europee, è disponibile per esempio con i servizi Car-to-X di Audi, in particolare sulla nuova A3 Sportback.

Non a caso, la digitalizzazione sta investendo anche il mondo dell'automotive perché favorisce l'incontro tra efficienza delle prestazioni, riduzioni dei consumi, sicurezza, design e personalizzazione. Si tratta di funzioni “predittive” per garantire una manutenzione efficiente del mezzo, di comandi vocali in grado di comprendere il linguaggio quotidiano, di sistemi di autoapprendimento che “imparano” i percorsi abituali dell'utente e propongono itinerari anche in base al traffico. O che utilizzano invece il cloud - in questo caso, dunque, un'intelligenza collettiva che si avvale dei dati prodotti da altre vetture - per avere informazioni sui pericoli come nebbia e ghiaccio, sui limiti di velocità, sulla disponibilità dei parcheggi.

Ancora, la tecnologia digitale abilita i sistemi per prevenire gli impatti con altri veicoli, pedoni e ciclisti, o l'assistenza al mantenimento della corsia e per evitare ostacoli. E gioca anche con il design. Grazie all'uso delle luci LED si possono creare matrici luminose innovative e, di nuovo nel caso di Audi A3 Sportback, aumentare la sicurezza: se la telecamera di bordo rileva vetture che arrivano in senso opposto, all'interno del cono di luce il sistema crea specifiche aree d'ombra per evitare che l'altro conducente resti abbagliato.

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