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Digitalizzazione, efficienza e qualità le sfide per le flotte

di Gennaro Speranza


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3' di lettura

Il settore delle flotte aziendali si trova ad affrontare nuove sfide e mutamenti. Le più recenti tendenze in termini di tecnologie – pensiamo all’esplosione dell’Internet of things nel mondo automotive –, l’affermarsi di forme di mobilità condivisa (car sharing, car pooling e tutto il microcosmo delle piattaforme di prenotazione e gestione), nonché le nuove normative, come il famigerato GDPR, stanno spingendo i fleet manager a confrontarsi con diverse e inedite questioni di carattere operativo, gestionale, tecnologico e amministrativo.

Per far sì che i cambiamenti siano gestiti in modo efficace, per un fleet manager diventa fondamentale saper leggere e interpretare l’attuale panorama della mobilità nel suo insieme. Tuttavia, la strada per districarsi in questo multiforme scenario è tutt’altro che semplice. Anzi, è ostacolata da una serie di problemi di natura strutturale e organizzativa che spesso sono intrinseci al settore. Uno di questi è rappresentato dal fatto che non sempre il fleet manager è supportato da un’adeguata struttura di Information Technology per la gestione dei dati. «Nelle flotte oggi è necessaria una potente tecnologia delle informazioni – spiega Giovanni Tortorici, purchasing manager di Barilla e presidente di Aiaga, l’Associazione italiana degli acquirenti e gestori di auto aziendali – e quindi un software di gestione della flotta per gestire l’immenso volume di dati che provengono da numerose fonti». Nel team flotte, dunque, «è indispensabile – sottolinea Tortorici – avere un professionista IT che insieme agli esperti della flotta comprenda le esigenze del settore e le integri nei sistemi aziendali, questo non solo per gestire i dati e per armonizzare i flussi delle fatture, ma anche per monitorare ed analizzare, estendendo ulteriormente, i benefici che il software può dare».

Altro nodo cruciale riguarda l’efficienza dei processi, che spesso si perde nel mancato coordinamento tra le tante funzioni coinvolte: dal facility manager che si occupa della gestione operativa del parco autoveicoli, all’ufficio contabilità che registra i costi legati alla flotta, fino al procurement e all’ufficio risorse. Il controllo diventa difficile quando la flotta cresce e manca un quadro completo e puntuale dei propri mezzi. «Nelle aziende – aggiunge Tortorici – manca una figura apicale che coordina e lavora di concerto con fleet manager, fleet buyer ed altri professionisti. Ancora oggi poi c’è una separazione netta tra fleet e travel, cosa che si nota spesso nelle piattaforme di prenotazione viaggi, che non prevedono l’integrazione con le vetture della flotta, mentre la figura del mobility manager è ancora poco diffusa, se non del tutto assente nelle realtà aziendali».

Tra i principali punti critici che influiscono sul lavoro dei fleet manager vi è poi anche la necessità di mantenere alta la qualità dei servizi. Questione mai banale e da non sottovalutare. «Il livello dei servizi di manutenzione negli ultimi tempi è particolarmente calato – spiega Tortorici – a causa delle società di noleggio, che stanno tagliando sui costi, preferendo indirizzare le riparazioni presso le officine indipendenti piuttosto che presso quelle ufficiali delle Case produttrici. I tempi di riconsegna delle auto, poi, sono sempre più dilatati, anche perché non sempre la manutenzione viene gestista presso l’officina più a portata di mano. Ciò provoca disagi ai fleet manager, che devono metterci le proverbiali pezze, oltre che naturalmente ai driver».

Non da ultimo, viene il discorso delle motorizzazioni ecologiche. I fleet manager hanno molta fiducia nel futuro dell’auto elettrica, ma attualmente questa tipologia di veicoli fatica a entrare nei parchi auto aziendali. Certo, ci sono problematiche evidenti legate ai tempi di ricarica dei veicoli e alla carenza di infrastrutture di ricarica, ma c’è anche una questione legata ai valori residui, ancora troppo alti. «Anche se a malincuore, si può affermare che i veicoli elettrici o ibridi, così come quelli a metano o a GPL, sono scelti nella maggior parte dei casi solo per risparmiare sul carburante. Poi risultano anche meno inquinanti, ma se il loro costo fosse paragonabile a quello dei carburanti tradizionali, benzina e gasolio, non credo che in molti acquisterebbero queste vetture: la coscienza ecologica è assoggettata a quella economica: non nascondiamolo».

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