il ritratto

Dijsselbloem, futuro in bilico per l’arbitro delle finanze Ue

di Beda Romano

(REUTERS)

2' di lettura

BRUXELLES - Con una intervista di troppo a un giornale tedesco, Jeroen Dijsselbloem sta rischiando di minare un capitale di credibilità politica faticosamente accumulato in questi anni. Mai come oggi il futuro dell'attuale presidente dell'Eurogruppo, un socialdemocratico olandese, appare in bilico dopo che parlando alla Frankfurter Allgemeine Zeitung ha rimproverato agli europei del Sud di sprecare denaro in donne e alcool. Critiche sono giunte dall'Italia, dalla Spagna e dal Portogallo.

Presidente dell'Eurogruppo dal 2013, Dijsselbloem, 50 anni, si è dimostrato in questi anni un uomo politico capace. Dopo le prime difficoltà affrontate appena nominato con l'emergenza cipriota, è riuscito a navigare nelle acque tempestose dello sconquasso greco, delle finanze pubbliche della zona euro, della crisi bancaria spagnola e italiana. È stato decisivo nel negoziare nel 2015 un terzo programma di aggiustamento economico a favore della Grecia.
L'uomo politico era stato voluto soprattutto dai tedeschi, in sostituzione del lussemburghese Jean-Claude Juncker, oggi alla guida della Commissione europea. All'epoca, alcuni paesi del Sud Europa erano stati cauti, in particolare l'Italia memore di come i politici olandesi possano essere rigidi e freddi. Negli anni ’90, mentre l'Italia arrancava verso l'unione monetaria, i governi italiani dovevano fare i conti con un arcigno ministro delle Finanze olandese, Gerrit Zalm.

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Dijsselbloem è stato essenzialmente l'agente della Germania nell'Eurogruppo

Secondo Mujtaba Rahman, direttore Europa del centro studi Eurasia Group, “Dijsselbloem è stato essenzialmente l'agente della Germania nell'Eurogruppo”. Esperto di economia agricola, con un passato in Irlanda che gli permette di adoperare con maestria la lingua inglese, l'uomo politico vive nella campagna olandese ed è il riflesso di come nel suo paese la socialdemocrazia sia molto più al centro dello scacchiere politico di quanto non lo sia in altri stati membri.
Momenti difficili ci furono quando ministro delle Finanze in Grecia era Yanis Varoufakis. Nel febbraio 2015, in una riunione dell'Eurogruppo raccontata alla stampa dal commissario agli affari monetari Pierre Moscovici, i due uomini si accusarono a vicenda di essere dei bugiardi, venendone quasi alle mani. Nel giugno dello stesso anno, il ministro Varoufakis abbandonò l'Eurogruppo. La riunione proseguì “senza il collega greco”, disse Dijsselbloem, senza neppure usare il suo nome.

L'incomprensione personale tra i due era evidente. Più in generale, in questi anni il presidente dell'Eurogruppo si è dimostrato più diplomatico e comprensivo del previsto, soprattutto dopo la vicenda cipriota durante la quale in cambio dell'aiuto europeo alle banche locali impose ai correntisti dell'isola perdite sostanziose. Successivamente, fece ammenda, anche se il concetto di bail-in di azionisti e obbligazionisti è entrato nella legislazione comunitaria tutte le volte in cui c'è un salvataggio creditizio pubblico.

Le elezioni del 15 marzo in Olanda hanno provocato la sconfitta del partito socialdemocratico (PvdA). Tra pochi mesi, Dijsselbloem – il cui mandato alla presidenza dell'Eurogruppo scade nel gennaio 2018 - rischia di non essere più ministro del governo. Avrebbe potuto sperare di vedersi rinnovare il mandato, tenuto conto del suo percorso tutto sommato positivo nel guidare il consesso dei ministri delle Finanze. Con la sua intervista, il futuro si è fatto molto incerto.

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