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DIl decreto corruzione fra privati in «Gu»

di Enrico Bronzo

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2' di lettura

Sulla Gazzetta ufficiale n.75 del 30 marzo 2017 è stato pubblicato il decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 38 sull’attuazione della decisione quadro 2003/568/Gai («Giustizia e affari interni») del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato. Il provvedimento entrerà in vigore il 4 aprile 2017. In particolare, con il decreto legislativo è stato modificato l’articolo 2635 del Codice civile (corruzione tra privati) e sono stati inseriti gli articoli 2635 bis e ter. Inoltre è stata riscritta la lettera s-bis dell’articolo 25-ter, comma 1, del decreto legislativo 8 giugno2001, n. 231.

Queste le novità salienti: innanzitutto la rubrica del titolo XI, del libro V, del codice civile, è sostituita da «disposizioni penali in materia di società, di consorzi e di altri enti privati».

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Inoltre, il nuovo primo comma all’articolo 2635 del codice civile recita così: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, di società o enti privati che, anche per interposta persona, sollecitano o ricevono, per sé o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni.

Poi due nuovi articoli a partire dal 2635-bis, l’istigazione alla corruzione tra privati: « Chiunque offre o promette denaro o altra utilità non dovuti agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di società o enti privati, nonché a chi svolge in essi un'attività lavorativa con l'esercizio di funzioni direttive, affinché compia o ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedeltà, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'articolo 2635, ridotta di un terzo».

Mentre il nuovo articolo 2635-ter del codice civile recita così: «
La condanna per il reato di cui all'articolo 2635, primo comma, importa in ogni caso l'interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese di cui all'articolo 32-bis del codice penale nei confronti di chi sia gi stato condannato per il medesimo reato o per quello di cui all'articolo 2635-bis, secondo comma.». Quest’ultimo rispetto al primo comma riguarda, sempre qualora la sollecitazione non sia accettata, amministratori, direttori generali e così via ma come parte attiva, e non passiva, della corruzione.

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