PROMESSE MANCATE

Dipendenti pubblici, l’anticipo sulla liquidazione atteso da 163mila già in pensione

Solo lo scorso 7 agosto la ministra della Pa, Fabiana Dadone, ha annunciato la firma di un accordo con l’Abi per presentare le domande. Le norme previste dal decreto legge 4/2019 dovevano essere operative a giugno dello scorso anno

di Davide Colombo

Fornero: nei numeri le false promesse di Quota 100

Solo lo scorso 7 agosto la ministra della Pa, Fabiana Dadone, ha annunciato la firma di un accordo con l’Abi per presentare le domande. Le norme previste dal decreto legge 4/2019 dovevano essere operative a giugno dello scorso anno


2' di lettura

Gianna - il nome non è di fantasia - è un’ex maestra elementare. All’inizio del mese ha preso la sua prima pensione. Ha lasciato la scuola con 62 anni e 40 di contributi (una “quota 100” maggiorata) dopo aver fatto regolare domanda lo scorso mese di gennaio e ora ha incassato il suo primo assegno Inps, attorno ai 1.600 euro. Per ricevere il Trattamento di fine servizio (Tfs), una somma attorno ai 60mila euro lordi, dovrà invece aspettare almeno 15 mesi, quando le arriverà una prima rata, e altri lunghi mesi per la seconda rata.

Questa maestra che dopo una vita davanti ai banchi ha deciso di lasciare la scuola è in buona compagnia. Dal giugno del 2019, quando avrebbero dovuto essere pienamente operative tutte le norme del decreto legge n. 4 varato in gennaio, i dipendenti pubblici andati in pensione sono 163mila. Tutti, come Gianna, aspettano di incassare il Tfs visto che l’anticipo promesso dall’articolo 23 di quel decreto non ha ancora efficacia.

Un iter kafkiano

Lo scorso 7 agosto la ministra della Pa, Fabiana Dadone, ha annunciato la firma dell’accordo quadro con l’Abi per presentare le domande di anticipo (fino a 40mila euro e senza oneri) del Tfs tramite un finanziamento bancario garantito dallo Stato. Il decreto attuativo, un Dpcm, era stato pubblicato alla fine di aprile, oltre un anno dopo il varo della misura. Un iter lunghissimo di approvazione che aveva coinvolto tre ministeri (Lavoro, Mef e Funzione pubblica), il Garante della privacy, l’Autorità di garanzia della concorrenza e dei mercati, il Consiglio di Stato. Una via crucis amministrativa incredibile per una misura che, appena due anni prima, era stata già messa in campo in forma identica per il finanziamento-ponte dell’Ape volontaria, strumento di anticipo pensionistico a costo zero per lo Stato che, tuttavia, è stato poi cancellato.

Per la liquidazione si aspetta

Ora per consentire a Inps (che su questi ritardi attuativi non ha alcuna responsabilità) di ricevere le domande deve essere attivato il Fondo di garanzia, che avrebbe dovuto partire l’anno scorso con una dotazione iniziale di 75 milioni. Passaggio ancora non perfezionato con il ministero dell’Economia. Visti i tempi biblici voluti dal governo per far arrivare questo treno al capolinea, l’8 agosto scorso, il giorno dopo l’annuncio della Dadone, la Cgil ha chiesto perché non far salire su un convoglio alcune categorie escluse: le pensionate con “Opzione donna”, chi ha preso l’Ape sociale e i prepensionati della Pa. Ora che si sono aperti i tavoli di confronto sulle pensioni è possibile che la richiesta trovi una risposta. Sperando che non blocchi di nuovo il film. Prima di elaborare una soluzione per il dopo “quota 100” non sarebbe male mantenere l'antica promessa del Tfs anticipato. Magari per i dipendenti pubblici che andranno in pensione a partire dall'anno prossimo.

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