LAVORO

Dipendenti sempre più insoddisfatti del lavoro. Soprattutto in Italia

di Laura Cavestri

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2' di lettura

Dipendenti soddisfatti del proprio ruolo e dell’azienda in cui operano? In realtà sempre meno. E sempre più preoccupati che le incertezze politiche, il rallentamento economico e i populismi minino stabilità e qualità del proprio posto di lavoro.

Lo rileva Aon Hewitt, società del Gruppo Aon leader nella consulenza e gestione dei programmi Health & Welfare, che ha reso noti i i risultati della survey appena conclusa Global Trends on Employees Engagement. E che evidenzia, per la prima volta dal 2012, un calo della soddisfazione dei lavoratori dipendenti a livello globale.

Lo studio – realizzato da Aon – ha coinvolto oltre 5 milioni di lavoratori in più di mille società in tutto il mondo e fornisce un’analisi della percezione dei lavoratori dipendenti, mostrando come la percentuale di dipendenti soddisfatti a livello globale sia diminuita, passando dal 65% nel 2015 al 63% nel 2016. E la tendenza è destinata a continuare.

Tra le principali cause della diminuzione del livello di soddisfazione, c’è, da una parte, l’ascesa di movimenti populisti negli Usa, nel Regno Unito e in altre aree del mondo – che sta creando incertezza all’interno delle aziende per il timore di una possibile diminuzione della libera circolazione di forza lavoro – e dall’altra i rapidi progressi della tecnologia, che minano la sicurezza dei posti di lavoro.

«Quando il livello di engagement diminuisce – ha commentato Enrico Vanin, amministratore delegato Aon Spa e Aon Hewitt Risk & Consulting – si possono verificare degli effetti negativi, come un maggiore turnover dei lavoratori e un maggiore assenteismo, oltre ad una minore soddisfazione dei clienti, tutti fattori che influiscono negativamente sulle performance anche finanziarie di un’azienda. Al contrario, se i dipendenti sono soddisfatti, un’azienda ne trae beneficio sia internamente, sia per la capacità di attrarre talenti e di fidelizzare nuovi clienti».

In Europa, il livello di soddisfazione ha registrato un calo di 2 punti percentuali, passando dal 60% del 2015 al 58% del 2016. Con un livello più alto nell’Europa dell’Est (65%) e più basso nell’Europa occidentale (53%) e del Sud (58%).
Tra i più significativi: il calo delle opportunità di carriera (-10%), dell’autonomia e della responsabilizzazione (-10%) nell’Europa meridionale.
La voce Learning & Development nell’Europa del Sud cala addirittura del 12%, mentre la capacità delle aziende di reclutare personale di talento è calata dell’11%.

L’Italia è, sul punto, appena sotto la media europea, registrando un livello di employee engagement del 57%, in calo di 6 punti percentuali rispetto al 2015. Il Paese europeo con il maggiore incremento del livello di soddisfazione è la Danimarca con il 67% (in crescita del 18%), seguita dalla Finlandia al 57% (con un incremento del 17%). Curiosamente, anche il paese con il maggiore decremento nell’indice di soddisfazione in Europa appartiene alla regione scandinava: si tratta della Norvegia (54%) con un -11%.

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