la ministra della salute: fondi non ancora assegnati

Dipendenza da gioco d’azzardo: fermi 100 milioni per cura e prevenzione

di Ernesto Diffidenti


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3' di lettura

«Devo purtroppo ammettere con rammarico che i 100 milioni annui destinati nella scorsa legislatura a finanziare due fondi specifici per la prevenzione e la cura della dipendenza da gioco, a distanza di ormai due anni, non sono stati ancora del tutto assegnati». Nel corso del question time di questo pomeriggio alla Camera, il ministro della Salute, Giulia Grillo, riannoda le fila del discorso sui fondi creati per contrastare le ludopatie e assicura «massimo impegno» per sbloccare i finanziamenti (50 milioni all'anno per il 2016 e il 2017).

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«Proprio in questo momento - dice Grillo ai deputati - si sta tenendo una riunione dell'Osservatorio nella quale il rappresentante del ministero della Salute ha da me ricevuto l'indicazione di portare in discussione nuovi criteri di rifinanziamento alle Regioni che tengano conto sia delle indicazioni ricevute in via giudiziaria, sia, direi soprattutto, dell'esigenza che vengano prontamente assegnate le risorse necessarie alle iniziative regionali che siano giudicate meritevoli». Per Grillo, dunque, si è perso «tempo preziosissimo» nel quale i Piani di attività formulati dalle singole Regioni «già giudicati positivamente dal ministero, avrebbero potuto dispiegare i propri effetti».

I motivi del ritardo
A fronte di un ricorso presentato dal Codacons, il Tar del Lazio ha infatti stabilito la illegittimità del procedimento amministrativo adottato finora dal ministero della Salute e ne ha conseguentemente annullato gli atti, imponendo di riattivare la procedura a partire dalla fase consultiva, con obbligo di valutazione integrale dei Piani predisposti dalle singole Regioni da parte dell'Osservatorio nazionale per il contrasto della diffusione del gioco d'azzardo e il fenomeno della dipendenza grave.

L'impegno del ministero della Salute
«Ad oggi - spiega Grillo - la sfida che il ministero deve raccogliere è, dunque, duplice: da una parte recuperare il tempo perduto e provvedere a finanziare, secondo le procedure corrette, i Piani di attività riferiti al trascorso biennio e, dall'altra, parallelamente, pianificare il riparto per il nuovo biennio».

La sfida del decreto dignità
Nel corso del suo intervento, il ministro ricorda «l'attenzione riposta nel corso della passata legislatura, per quanto dai banchi dell'opposizione, verso il tema del contrasto al gioco d'azzardo patologico» che si è tramutata subito («praticamente alla prima occasione possibile») in scelte di governo concrete che hanno trovato posto nel decreto dignità. «La ferma volontà di proibire qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro - sottolinea Grillo - è la testimonianza più forte ed evidente della considerazione che il Governo assegna a questa problematica: da qui, la scelta coraggiosa – che muove da un diverso approccio culturale rispetto al passato – di impedire che attraverso la veicolazione indiscriminata di messaggi pubblicitari, possa essere trasmessa anche la falsa idea che il gioco non costituisca un fattore di potenziale dipendenza».

La destinazione dei fondi
Nel 2017 è salito a circa 17 milioni il numero dei giocatori d'azzardo. E mentre i fondi per la prevenzione e la cura sono fermi, aumenta anche il numero dei giocatori problematici, colpiti da ludopatia o ad alto rischio. In prima linea ci sono i Sert, le strutture delle Asl che si occupano di dipendenze, che aspettano di poter usare i finanziamenti stanziati dalla legge di stabilità 2016. Il riconoscimento ufficiale della ludopatia come “patologia” è arrivato solo a inizio 2017, con il suo ingresso nei Lea, i livelli essenziali di assistenza da assicurare a tutti i cittadini.

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