POLITICA ESTERA

Diplomazia e interesse nazionale: i caveat di Mattarella e le rivendicazioni di Conte

Mentre alla Farnesina il presidente della Repubblica, aprendo i lavori della XIII conferenza degli ambasciatori, elencava le priorità della proiezione internazionale dell’Italia nell’aula del Senato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, chiamato a riferire su Moscopoli e finanziamenti alla Lega, rivendicava al suo esecutivo una linea “coerente” in politica estera escludendo diretti coinvolgimenti del Governo nell’affare Savoini-Metropole

di Gerardo Pelosi


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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della XIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia (foto Ansa)

4' di lettura

La coincidenza, anche se del tutto casuale, fa riflettere e lascia sempre più aperta la riflessione su chi effettivamente guidi la politica estera nell’attuale Governo giallo-verde. Mentre alla Farnesina, oggi pomeriggio, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aprendo i lavori della XIII conferenza degli ambasciatori, elencava le priorità della proiezione internazionale dell’Italia (ma, avvertiva, «senza lacerazioni né avventurose fughe in avanti») nell’aula del Senato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, chiamato a riferire su Moscopoli e finanziamenti alla Lega, rivendicava al suo esecutivo una linea “coerente” in politica estera escludendo diretti coinvolgimenti del Governo nell’affare Savoini-Metropole.

Parole che non hanno convinto affatto l’opposizione anche se lo “schiaffo” più sonoro Conte lo ha ricevuto proprio dai grillini assenti in massa all’audizione mentre contemporaneamente alla Farnesina, agli Stati generali della diplomazia, annullava la sua presenza il presidente della Camera, Roberto Fico. Nonostante la richiamata fedeltà allo spirito e alla lettera delle Nazioni Unite, della Nato e della Unione europea, proprio la vicenda Moscopoli ha fatto emergere la presenza di un “partito degli affari” nella Lega finalizzato a rompere la solidarietà dell’Unione europea e della stessa Nato in funzione filorussa.

Mattarella: Ue, primo perimetro nostra politica estera
Non è stato un saluto di cortesia ma un intervento ricco di spunti quello che il presidente della Repubblica ha letto alla Farnesina oggi pomeriggio aprendo i lavori della conferenza annuale degli ambasciatori e ambasciatrici. Nel contesto internazionale, secondo il Capo dello Stato «il cambiamento risiede nella capacità di incidere positivamente, con costanza e applicazione, senza lacerazioni né avventurose fughe in avanti, nei processi in corso». Questo, per Mattarella «vale per delicati colloqui di pace che riguardano ambiti elettivi della nostra politica estera o rischi potenziali per la sicurezza del nostro Paese. Vale per negoziati, primi fra tutti, della Ue, quello relativo al completamento dell’architettura dell’eurozona e quello aperto circa l’approfondimento della partecipazione del Parlamento Europeo alla definizione di nuovi assetti istituzionali, annunciato dal neo eletto presidente dell’Assemblea, David Sassoli». Proprio l’Unione Europea è al centro dell’attenzione di Mattarella perché «rappresenta il primo perimetro dell’azione della nostra diplomazia, della nostra stessa proiezione internazionale. L’Unione non è altro rispetto a noi stessi. Limitarsi a lamentare disagio, ad affermare una sua inettitudine nell’offrire risultati auspicati, rischia di apparire un esercizio autolesionista, una dichiarazione di insuccesso nell’incidere sulle sue decisioni. L’Unione è il luogo nel quale confrontarsi e riuscire a rispondere alle sfide».

Conte: «coerente» la mia linea affidata a 40 missioni
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiuderà venerdì la conferenza degli ambasciatori ma già oggi al Senato, nell’audizione su Moscopoli, ha anticipato alcune sue idee sulle linee guida della nostra politica estera. Una politica, ha detto, «affidata a circa 40 missioni che io stesso ho effettuato all’estero a plurimi incontri con personalità straniere e a plurime missioni del ministro degli Esteri». Anche i singoli ministri «nelle materie di loro competenza hanno contribuito ad alimentare le relazioni dell’Italia ma la mia costante presenza all’estero e ai fori internazionali ha consentito di mettere a punto anche sul fronte internazionale la sintesi necessaria per una linea coerente».

Moavero: Italia «ponte naturale per l'Africa»
Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, ha elencato le priorità della politica estera italiana che devono fare i conti con il mondo globalizzato e la rivoluzione digitale. In questo contesto, secondo il responsabile della Farnesina, «il peso specifico dell’Europa e dei suoi Stati si è ridotto notevolmente e dunque l’Italia che si trova in Europa subisce l’impatto di queste debolezze». Ma l’Italia anche «se si trova in ottava posizione nella classifica del Pil per il surplus manifatturiero è quinta. Una posizione estremamente interessante che ci fa capire come il nostro ruolo nel mondo sia ancora rilevante». Quanto all’Africa, afferma Moavero, «è complementare all’Europa e rappresenta un’enorme opportunità. È un continente di fronte all’Italia e rispetto al quale siamo un ponte naturale».

Belloni: non siamo maggioranza né opposizione
Prima in mattinata aprendo i panel su “Diplomazia per l’Italia - Sicurezza e crescita in Europa e nel mondo”, poi alla Farnesina nel saluto alla conferenza degli ambasciatori, il segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni ha spiegato come spetti ai diplomatici italiani il compito di «percepire e interpretare i fenomeni che si avverano nel mondo, fare in modo che le nostre informazioni possano essere fruite dagli utenti». Oggi, ha osservato la Belloni «vediamo rinascere tendenze protezioniste, aumentano le diseguaglianze, anche in Italia e in Europa, c’è una certa carenza di legittimazione del multilateralismo, vediamo gli attacchi di Trump al sistema onusiano, vediamo che rinasce la minaccia nucleare. La diplomazia ha il compito di navigare, di tenere la barra dritta interpretando con coerenza questi fenomeni». Ecco perchè, secondo la Belloni «noi non siamo maggioranza né opposizione e isoliamo chi non rispetta queste regole».

Benassi: per crisi Libia solo una soluzione politica
La crisi della Libia è in cima all’agenda internazionale del premier Conte e la conferenza di novembre sulla crisi libica ha fissato alcuni punti fermi che restano ancora validi. Lo ha ricordato il consigliere diplomatico del presidente del Consiglio, ambasciatore Pietro Benassi. L’Italia, secondo Benassi, «deve continuare una politica estera che mira a una soluzione politica. Dal primo giorno Conte ha messo la Libia al centro della sua politica estera. L’Italia non ha fatto mancare nemmeno per un minuto il suo impegno per il dialogo». Anche perché «se l’Italia non sistema la Libia difficilmente potrà fare una politica sostenibile sul medio periodo nella regione».

Boccia: le imprese apprezzano la diplomazia economica
La rete diplomatica riveste un ruolo «determinante» nel sostegno alle nostre imprese nel mondo. Lo ha ricordato al prologo della conferenza degli ambasciatori il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Secondo Boccia, la posizione che il nostro sistema manifatturiero mantiene la si deve a tre grandi fattori: «la forza dell’industria italiana, l’importanza della rete diplomatica italiana e la spinta di strumenti di accelerazione» quando vengono messi in campo. Boccia ha espresso «riconoscenza e gratitudine» verso gli ambasciatori con cui Confindustria lavora «ogni giorno» nel mondo. Garantiscono, anche ospitando momenti delle missioni imprenditoriali italiane all'estero, «calore di casa ed una idea comune di Paese».

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