intervista a Lorenzo Poli

«Direttiva antiplastica possibili effetti negativi sul 13% della produzione»

Presidente di Assocarta

di Jacopo Giliberto

2' di lettura

La posizione del Governo italiano sulle plastiche usa-e-getta pare ispirata più al principio di realtà per la tutela dell’ambiente che al principio estremista del vietare tutto. E quindi Lorenzo Poli, presidente dell’Assocarta, esprime apprezzamento per la posizione dell’Italia sul tema. Ma che c’entra la direttiva Sup (single use plastics) con la carta? È presto detto: la direttiva europea per limitare gli abusi di plastica usa-e-getta entrerà in vigore in 3 luglio ma le linee guida applicative dell’Europa dicono già che la carta coperta da un velo di plastica è considerata plastica. L’Italia invece dice che no, la carta resa impermeabile da un velo di plastica (i bicchieri delle bevande alla spina, i secchielli dei popcorn del cinema, i piatti da campeggio e così via) va considerata carta, e quindi non è sottoposta alle limitazioni e ai divieti europei. Per questo motivo Poli esprime «apprezzamento per le posizioni espresse
dal Governo italiano».

A parere del presidente dell’Assocarta, il recepimento della direttiva deve essere «equilibrato, aperto ai nuovi materiali ma con una chiara gerarchia rispettosa dei criteri di proporzionalità e che ridefinisca il campo di applicazione funzionalmente all’obiettivo di ridurre la plastica dispersa nell’ambiente e non di condurre un’illogica e dannosa lotta ai prodotti monouso, anche quando contengono pochissima plastica, anche quando non hanno alternative tecnologiche o legali (si pensi alla normativa sui materiali a contatto con gli alimenti), quando il loro impatto ambientale, in termini di analisi del ciclo di vita, è minore rispetto ai cosiddetti prodotti riutilizzabili».

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I numeri. L’Assocarta ricorda che il settore «ha prodotto nel 2020 circa 8,5 milioni di tonnellate generando un fatturato di 6,4 miliardi di euro. Più del 60% dei prodotti di carta immessi sul mercato vengono riciclati dalle cartiere e nell’imballaggio la percentuale di riciclo è oltre l’80%».

Il cartario fa parte di una più ampia filiera rappresentata da Federazione Carta e Grafica che fattura circa 22 miliardi di euro, l’1,3% del nostro Pil, con un saldo positivo della bilancia commerciale di quasi 3,5 miliardi di euro.

E quale l’impatto della direttiva plastica sul settore della carta? Risponde Poli: «Stimiamo che circa un milione di tonnellate, pari a circa il 13% della produzione cartaria nazionale, possano a vario titolo essere coinvolte nell’applicazione della Sup,
pari a circa 1,2 miliardi
di euro e circa il 10% dell’occupazione stimata per l’intero settore cartario».

Per questo motivo, l’Assocarta suggerisce di lavorare non sul numero di pezzi (limitare gli oggetti contententi plastica, indipendentemente dal contenuto di plastica) bensì sulla quantità (limitare la quantità di plastica usata negli oggetti). «Un criterio di calcolo per gli obiettivi di riduzione basato sul peso della quantità effettiva di plastica contenuta nei prodotti monouso misti», avverte Poli.

Infatti la filiera della carta sta lavorando sul tema della riciclabilità degli imballaggi compositi a prevalenza carta (i classici cartoni del latte) come dimostra la recente introduzione della diversificazione del contributo Conai carta in base alla riciclabilità degli imballaggi compositi, mentre si pensa a prove di laboratorio norma Uni 11743per accertare il livello di riciclabilità.

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