La protesta

«Dirigentiscuola»: presidi abbandonati, dal 15 novembre via allo stato di agitazione

Il sindacato: «Mille scuole sono senza vertice. Nonostante le promesse fatte dal ministero su organici, mobilità e affidamento dei nuovi incarichi, nulla è accaduto

di Redazione Scuola

(FABIO CIMAGLIA)

2' di lettura

«La dirigenza scolastica è ancora messa ai margini dell'agenda del ministro, nessun problema posto si è risolto. Per questo DirigentiScuola, il sindacato dei presidi, proclama lo stato di agitazione», lo rende noto il presidente dell'organizzazione Attilio Fratta. «Caro ministro, siamo stati molto, troppo pazienti. - afferma Fratta - abbiamo atteso l'inizio dell'anno scolastico aderendo a ogni iniziativa del ministero con grande senso di responsabilità. Abbiamo firmato il protocollo della sicurezza affinché l'anno prendesse piede nel migliore dei modi. Abbiamo aderito alla campagna sui vaccini prima e sul green pass poi. Abbiamo chiesto con molta determinazione che viale Trastevere iniziasse a prendere in mano i problemi della dirigenza scolastica. Nulla, silenzio e calma piatta. E davanti a questa situazione non possiamo fare altro che proclamare uno stato di
agitazione».

Mille scuole senza dirigenti

«Mille scuole sono senza dirigenti - rileva ancora il presidente di Dirigentiscuola - per questo siamo stati costretti a impugnare il decreto ministeriale del 15 maggio scorso facendo appello al presidente della Repubblica. Non abbiamo avuto scelta nonostante le promesse fatte dal ministero su organici, mobilità e affidamento dei nuovi incarichi, nulla è accaduto. E l'anno scolastico è iniziato, sotto questo aspetto, nel peggiore dei modi. L'unico provvedimento assunto - continua - è stato quello adottato contro la dirigenza, sottraendo alla stessa oltre 370sedi. Da quando si è insediato abbiamo consegnato al ministro numerosi documenti inerenti le problematiche incancrenite della dirigenza e l'elevato rischio burnout dei dirigenti scolastici. È ormai impossibile far finta di niente».
«A partire dal prossimo 15 novembre - annuncia il presidente Fratta - attueremo lo stato di agitazione proclamato, attraverso sit in, scioperi di fame e sete a oltranza e disobbedienza civile. E' ora di dire basta a questa presa in giro che si protrae ormai da anni».

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