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Diritti dei cittadini europei, May non convince la Ue

di Nicol Degli Innocenti

(Afp)

3' di lettura

Theresa May non convince l’Unione europea. La premier britannica ha pubblicato ieri i dettagli delle proposte sui diritti dei cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna che aveva delineato la settimana scorsa a Bruxelles.
Il documento di 15 pagine stabilisce che dopo Brexit tutti i cittadini Ue che sono residenti legittimi da almeno cinque anni potranno chiedere al ministero dell’Interno di ottenere uno “status giuridico definito” che permetterà loro di restare in Gran Bretagna e godere degli stessi diritti dei cittadini britannici. Le procedure amministrative verranno semplificate, promette Londra, e il diritto a rimanere verrà esteso anche ai familiari legittimi.

Il verdetto di Michel Barnier, negoziatore Ue per Brexit, è stato immediato e severo: per raggiungere «il nostro obiettivo di dare ai cittadini Ue lo stesso livello di tutela che hanno nella Ue» servono «più ambizione, più chiarezza e più garanzie» da parte britannica, ha dichiarato via Twitter. Un altro scoglio è che la May insiste, contro il volere di Bruxelles, che saranno i tribunali britannici e non la Corte di giustizia europea ad avere giurisdizione sui cittadini Ue in futuro.

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Il documento inoltre non stabilisce una scadenza finale per trasferirsi in Gran Bretagna, ma solo che la data cadrà tra il 29 marzo 2017, giorno in cui la May ha invocato l’articolo 50 avviando le procedure di uscita dalla Ue, e il 29 marzo 2019, data in cui i negoziati su Brexit dovranno essere conclusi. Le proposte britanniche «sollevano nuovi punti interrogativi invece di dare certezze», ha obiettato il leader di 3Million, un’organizzazione che rappresenta i tre milioni di cittadini Ue residenti in Gran Bretagna. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha dichiarato che la May continua a utilizzare «le persone come merce di scambio».

La May ieri è stata bersagliata di critiche anche per il costoso accordo finalmente raggiunto con il Partito democratico unionista (Dup) dell’Irlanda del Nord. Dopo 18 giorni di difficili negoziati con Londra, il Dup ha accettato di sostenere il Governo di minoranza della May, senza entrare in una coalizione formale ma impegnandosi a votare a favore di misure chiave come la finanziaria e Brexit. Il sostegno dei dieci deputati del Dup concede al partito conservatore la maggioranza che può garantire l’approvazione delle leggi in Parlamento.

In cambio, il partito protestante ha chiesto e ottenuto un miliardo di sterline di finanziamenti aggiuntivi per l’Irlanda del Nord nei prossimi due anni, oltre a una serie di concessioni come un aumento delle pensioni di almeno il 2,5% all’anno.
La May era stata costretta a cercare il sostegno del Dup dopo il deludente risultato delle elezioni anticipate dell’8 giugno, che la premier aveva indetto nella speranza di rafforzare la sua posizione in vista dei negoziati con l’Unione europea su Brexit. Invece di ottenere una maggioranza schiacciante, il partito conservatore aveva perso seggi conquistando solo 318 deputati su 650 a Westminster.

L’intesa però è stata subito criticata dai leader delle altre due regioni autonome, il Galles e la Scozia, secondo i quali «regalare soldi» a una regione è un insulto alle altre. «Questo accordo vergognoso dimostra che i conservatori non si fermano davanti a nulla per mantenere il potere», ha dichiarato Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese.

Londra ha cercato di placare la polemica impegnandosi a concedere i finanziamenti non direttamente al Dup ma al Governo di Belfast. Dagli accordi di pace del 1998 l’Irlanda del Nord è stata governata da una coalizione tra il Dup e Sinn Fein, il partito cattolico che vuole un’Irlanda unita.
Dal gennaio scorso però i due partiti non sono riusciti a trovare un’intesa per governare insieme e si trovano in una situazione di stallo e reciproche recriminazioni. Il Governo della May spera che la concessione di fondi straordinari possa essere un incentivo a formare un nuovo Esecutivo a Belfast. «L’Irlanda del Nord ha più che mai bisogno di un Governo che funzioni», ha detto ieri la premier. Il leader di Sinn Fein, Gerry Adams, ha però criticato l’accordo, definendolo «un assegno in bianco» per una Brexit che mette a rischio la pace in Irlanda del Nord.
In base agli accordi di pace i Governi di Londra e Dublino devono essere «mediatori imparziali» tra il partito protestante e quello cattolico. Ora l’intesa della May con il Dup rischia di infrangere questo fragile equilibrio.

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