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Diritti d’autore, De Padova salva la libreria-icona

di Giovanna Mancini

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De Padova - sito

3' di lettura

Dopo la querelle tra Cassina e Molteni&C sulla poltroncina disegnata da Gio Ponti, passa di nuovo per le aule del Tribunale di Milano una disputa sui diritti d'autore legati all’arredo-design italiano. Protagonista questa volta è De Padova, storico marchio del design milanese, da due anni e mezzo parte del gruppo Boffi-De Padova, a cui va il primo round sul contenzioso che riguarda la celebre libreria in alluminio denominata «606 Universal Shelving System».

Una recente ordinanza del Tribunale milanese ha infatti dato ragione all’azienda – assistita dallo studio legale Siblegal – che si era rivolta al giudice in via cautelativa per difendersi dalle accuse mosse dal designer tedesco Dieter Rams (autore della libreria) e l’azienda inglese Vitsoe Ltd – di non avere i diritti per produrre e commercializzare in Germania la «606».

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L’oggetto in discussione è un prodotto simbolo della collezione De Padova, spiega l’ad del gruppo, Roberto Gavazzi, oggi esposto in tutti i negozi e al centro del rilancio dell’azienda che il gruppo ha avviato dopo la fusione con Boffi nell’aprile 2015. Si tratta della versione in alluminio di una precedente libreria progettata (in ferro) da Dieter Rams per l’azienda tedesca Wiese Vitsoe (dal 1995 confluita nella britannica Vitsoe), elaborata dallo stesso designer assieme a Maddalena De Padova alla fine degli anni 80 e di cui l’azienda milanese detiene i diritti grazie a due successivi contratti. «Maddalena fu molto brava non solo a intuire le potenzialità di quel prodotto, che divenne una vera e propria icona di De Padova, ma anche a tutelarsi come imprenditrice», osserva Gavazzi. Nel contratto del 1995 (che supera di fatto, secondo il giudice di Milano, quello del 1984) De Padova ha infatti ottenuto da Rams la licenza per editare e vendere in tutto il mondo la versione in alluminio della «606», assieme all’uso del nome del designer, in cambio di una royalty nei suoi confronti (e non nei confronti della Vitsoe). Una licenza rinnovabile annualmente per quanto riguarda l’utilizzo del nome «Dieter Rams», ma non per quanto riguarda la produzione e commercializzazione della libreria, che resta invece totale facoltà dell’azienda.

Tutto è filato liscio per oltre vent’anni fino a quando, lo scorso febbraio, il designer tedesco e la Vitsoe si sono rivolti al Tribunale di Colonia, che con un provvedimento ha inibito la vendita della «606» in Germania. Un provvedimento emesso senza aver ancora sentito la versione di De Padova e che rappresenta potenzialmente un danno grave dal punto di vista sia economico, sia dell’immagine.

Grazie alla lungimiranza di Maddalena De Padova, tuttavia, le accuse mosse all’azienda (mancanza di titolarità sui diritti della «606» in versione alluminio e mancato versamento delle royalties alla società inglese dal 1995 in avanti) sono state rigettate dall’ordinanza del giudice di Milano.

«Non è finita qui – spiega Gavazzi – perché Vitsoe e Dieter Rams hanno impugnato il provvedimento e siamo ancora in attesa di un secondo pronunciamento da parte del Tribunale di Milano. Ma siamo ottimisti, perché le carte sono dalla nostra parte». Se il Tribunale di Milano dovesse pronunciarsi nuovamente a favore di De Padova, l’inibizione del tribunale tedesco potrebbe venire a cadere (essendo il contratto del 1995 regolato dal diritto italiano). A quel punto la Vitsoe, una piccola azienda britannica, non avrebbe interesse a proseguire su una lunga e costosa battaglia legale. In caso contrario, si riapriranno le aule di un tribunale per l’ennesima querelle sul diritto d’autore, materia quanto mai controversa e delicata.

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