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Diritti tv, calcio nel caos. Scontro Sky-Mediapro

di M. Bellinazzo e A. Biondi

(ANSA)

3' di lettura

Il calcio italiano entra in un territorio sconosciuto e a pochi mesi dall’inizio del nuovo triennio 2018/21 ripiomba nel caos. Ieri nell’assemblea che avrebbe dovuto sancire la cessione dei pacchetti tv della Serie A si sono vissute ore drammatiche. Le trattative private svolte dopo il flop dell’asta di lunedì scorso non hanno dato i frutti sperati. Lega e l’advisor Infront hanno deciso di non aderire alle proposte di Mediaset e Sky e di aprire la busta dell’intermediario indipendente, gli spagnoli di Mediapro, con cui saranno effettuati colloqui la prossima settimana per approfondire i dettagli della proposta: 950 milioni di parte fissa più le royalties, per l’intero portafoglio dei diritti.

In serata, poi, la mossa a sorpresa di Sky che, dopo aver comprato i diritti di Champions 2018/21, Euro 2020 e la Formula 1, evidentemente tiene a un’offerta ai suoi clienti anche sulla Serie A. La pay tv della galassia Murdoch ha così rilanciato facendo sapere, con una lettera in Lega, di essere pronta a contendere a Mediapro l’assegnazione del pacchetto “global” con tutti i diritti 2018-21 e una base d’asta di 1,05 miliardi annui. Un rilancio che tuttavia potrebbe cozzare con il profilo giuridico degli intermediari definito dalla Legge Melandri a tutela dei consumatori. Lega e Infront, d’altro canto, oltre a valutare la proposta di Mediapro, proveranno a elaborare un nuovo bando basato sulla vendita per prodotto con esclusive a prescindere dalla piattaforma. L’offerta di Mediapro, spiega l’ad Infront Luigi De Siervo, «è abbinata al progetto di realizzare una canale in partnership con la Lega da offrire su ogni piattaforma». Parallelamente si lavora a «un piano alternativo» affinché «gli operatori tradizionali, Sky e Mediaset in primis, possano rientrare in corsa».

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La lettera di Sky arrivata in Lega unitamente a una missiva di Mediaset in cui il Gruppo di Cologno avrebbe ripercorso i punti chiave della legge e della sua offerta (a chiarire i paletti della situazione oltre i quali potrebbe partire uno scontro), hanno così concluso un pomeriggio di alta tensione in via Rossellini a Milano.

Le proposte formulate dai due broadcaster ieri hanno raggiunto gli 830 milioni, rispetto al target di 1,05 miliardi. Una cifra cui si arriva aggiungendo ai due pacchetti “congelati” – perché con offerte (entrambe di Sky sul satellitare e sul pacchetto “C” per gli Ott) sopra la base d’asta – il rilancio effettuato sempre da Sky sui pacchetti D1 e D2 (per piattaforma e non per prodotto). Sky avrebbe alzato la propria offerta, ma solo di 70 milioni, arrivando a circa 150 milioni a fronte di una base d’asta fissata dalla Lega per questi pacchetti a 310 milioni più 10 milioni di oneri accessori. Dall’altra parte Mediaset ha confermato sostanzialmente l’offerta avanzata lunedì: 200 milioni. A questo punto la Lega Serie A ha deciso di non assegnare i diritti tv a Sky e Mediaset ma di passare al “piano B”: trattativa privata con l’intermediario indipendente spagnolo. «Da un’offerta di 760 milioni siamo arrivati a 950 e probabilmente supereremo 1 miliardo. Inoltre ci sono i 400 milioni dei diritti internazionali oltre alla Coppa Italia. Vuol dire che questo vituperato campionato non è poi messo così male», ha commentato il commissario della Lega Serie A, Carlo Tavecchio lasciandosi andare poi a una stoccata ai player storici della tv italiana: «Se aspettavano gli assist del sistema italiano, aspettavamo un po’...».

In questo quadro, si profila dunque uno scenario inedito con i broadcaster tradizionali da una parte, proprietari di piattaforme come Sky e Mediaset, e un intermediario come Mediapro specializzato nell’acquisto e cessione di diritti sportivi che punta a costruire un canale producendo i match e poi rivedendoli alle emittenti.

Mediapro svolge questo ruolo con sempre maggiore centralità in Spagna. Posizione che ha causato all’azienda – 1,6 miliardi di fatturato annuo e 200 milioni di utili, nata a Barcellona – diversi problemi con l’Antitrust e il fisco iberici. Mediapro ha rilevato ad esempio il pacchetto principale dei diritti tv domestici della Liga nel dicembre 2015 per il triennio 2016/19 garantendo 633 milioni annui. Il pacchetto è costituito da otto partite in pay per view a giornata, avvalendosi per le trasmissioni della piattaforma beINsport. La penetrazione nel sistema calcistico spagnolo di Mediapro è dunque di assoluto rilievo. E si intreccia con le politiche del presidente della Liga Javier Tebas, peraltro tra i principali candidati ad assumere il ruolo di ad nella Lega italiana. Il legame a doppio filo tra Tebas e Jaume Roures proprietario di Mediapro, da anni infiamma il dibattito infatti calcistico in Spagna. Il ruolo di Mediapro nella Liga è rafforzato dagli accordi commerciali che la Liga sta siglando in giro per il pianeta, con l’obiettivo di internazionalizzare il suo brand e competere con la Premier League sui mercati asiatici.

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