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Diritti tv, la Serie A all’estero più cara di Francia e Germania

di Andrea Biondi

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2' di lettura

Chissà se e quanto potrà servire l’effetto Ronaldo per aumentare l’appeal all’estero del calcio italiano. Che numeri alla mano sarebbe ben più basso del costo. Possibile? Il dibattito sul tema è rovente. Ma il calcio in tv come prodotto “da esportazione” non sta funzionando. Anzi, proprio guardando alle vendite all’estero viene da pensare a diritti televisivi strapagati e relativo flop (per chi li ha acquistati).

Almeno questo è ciò che emerge da numeri e indici contenuti in uno studio Pwc che, se incrociati con dati di SportBusiness, società editrice in Uk esperta sul tema, evidenziano tutti i limiti nelle vendite dei diritti tv all’estero. Con una Img – intermediario Usa che si è aggiudicato i diritti tv internazionali a livello globale della Serie A per il 2018-21 – che dovrà accelerare se non vorrà rimetterci.

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Certo, quella dei diritti del calcio in tv è materia spinosissima, sia in Italia, sia per la vendita all’estero, oggetto anche di un’istruttoria dell’Antitrust (I/814) la cui conclusione è stata estesa a fine aprile 2019 e che vede sul banco degli imputati MP&Silva, Img, B4 e BE4 Sarl accusate di intesa restrittiva della concorrenza per alterare l’esito delle gare per 2009, 2011 e 2014 relative alla vendita (da parte della Lega Serie A) dei diritti per l’estero. Insomma un cartello per allineare i prezzi in basso.

Pwc ha presentato questo studio come memoria economica per MP&Silva. Risultato? I corrispettivi dei diritti tv, una volta normalizzati sulla base del numero di spettatori e del livello di qualità parametrato a quelli delle altre leghe, risultano persino più elevati rispetto a quanto incassato dalle leghe vicine. Si tratta di una memoria di parte, va considerato, ma con numeri e benchmark internazionali su cui vale soffermarsi. Il numero di spettatori nel periodo 2014-2017 ha una audience media italiana (18%) inferiore a quella di Bundesliga (26%) e Liga spagnola (41%). Sotto c’è solo la Ligue 1 francese (15%). La Premier League inglese non fa parte dell’analisi perché troppo “top”. Fra parametri qualitativi e quantitativi i grafici nello studio (con l’Italia all’1 come indice) mostrano però colonne più alte rispetto ai prezzi pagati altrove. In alcuni casi solo la Liga spagnola è superiore, ma in generale la Spagna risulta dallo studio sotto l’Italia quando si considerano spettatori e loro potere d’acquisto o sul versante qualità “normalizzato” per unique broadcasting time (orari di trasmissione non sovrapponibili).

Per il 2018-2021 i diritti sono andati alla Img. Secondo Tv Sports Markets Rights Tracker, il totale delle vendite dell’intermediario ai broadcaster non supererebbe i 280 milioni nel 2018-2019. Si tratta del 16% in più rispetto alle vendite del 2017-2018, ma ben sotto i 385 milioni di costo annuo (340 per i diritti; 13,6 per costi tecnici per la ricezione dei segnali delle partite; 12 per i diritti di trasmissione delle partite sui siti di betting, 8 per investimenti promozionali garantiti alla Lega e 12 per i diritti d’archivio dei club). A conti fatti, all’appello mancano 100 milioni.

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