DECRETO INGIUNTIVO

Diritto d’autore, il concerto di Fedez finisce in tribunale

di Francesco Prisco


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(ANSA)

3' di lettura

L’ultimo tour di Fedez, quello dei «Comunisti col Rolex» condiviso con J-Ax, a quanto pare non sarà ricordato soltanto per la proposta di matrimonio che il giovane rapper milanese ha fatto a Chiara Ferragni all’Arena di Verona, ma anche per la battaglia (mediatica e di carte bollate) tra Soundreef, la società di collecting cui l’artista un anno fa ha affidato la raccolta del diritto d’autore per le proprie composizioni, e Siae.

Ultima in ordine di tempo: la start up di diritto londinese fondata da Davide D’Atri ha ottenuto dal giudice del Tribunale di Milano un decreto ingiuntivo nei confronti di Show Bees Srl, società di promoting che ha organizzato la data del 13 marzo all’Unipol Arena di Bologna. Motivo: avrebbe corrisposto l’ammontare dei diritti spettanti a Fedez a Siae e non a Soundreef. Il testo del decreto a firma del giudice Silvia Giani ingiunge a Show Bees «di pagare alla parte ricorrente per le causali di cui al ricorso, entro quaranta giorni dalla notifica», una somma pari a 3.849 euro più interessi e spese legali. Questa decisione può valere come precedente? Per Guido Scorza, avvocato, bisognerà attendere gli esiti dell’eventuale impugnativa da parte della società oggetto del decreto ingiuntivo.

In ogni caso, spiega, «questa decisione, per quanto pronunciata in sede sommaria, potrebbe contribuire a chiarire ciò che dovrebbe essere ovvio: nessuno, Siae inclusa, può gestire diritti d’autore e incassare compensi in assenza di un mandato da parte del titolare dei diritti. La volontà di un autore deve essere sempre e comunque rispettata e non c’è questione di mercato, né esclusiva che possa travolgere questo principio elementare». Il fondatore e ad di Soundreef D’Atri sposta il discorso a un altro campo: «Continuiamo a confidare nell’Antitrust che ha appena aperto un’istruttoria per abuso di posizione dominante nei confronti di Siae».

Netta la replica della Società autori ed editori: «Non conosciamo il provvedimento; prendiamo atto che la stessa Soundreef lo definisce sommario e cioè emesso sulla base della sola rappresentazione dei fatti da parte di Soundreef. Riteniamo utile segnalare che a oggi la normativa sul diritto d’autore in Italia non è in alcun modo cambiata e che Siae ha il dovere di incassare per tutte le opere che ha in tutela, a protezione di quel diritto d'autore che si cerca di scardinare e quindi a salvaguardia di tutto il mondo degli autori ed editori. L’esclusiva di Siae è a oggi saldissima e col tempo si chiarirà ogni equivoco, o peggio strumentalizzazione, attorno a essa».

Il legislatore ha parlato chiaro, attraverso il provvedimento con cui ha recepito la Direttiva Barnier, eppure la materia del diritto d’autore - in un ambito di mercato in cui gli autori hanno di fatto facoltà di rivolgersi a Siae o a collecting di altri Stati europei - può diventare non poco scivolosa per gli utilizzatori.

Non si è fatto attendere l'intervento di Show Bees. «Trovo necessario precisare, al fine di evitare strumentalizzazioni, che la Siae non ha nulla a che vedere con il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Milano», ha dichiarato Gianmario Longoni, ad della società che sottolinea: «Si tratta di un rapporto diretto tra la mia società e Soundreef, della cui validità peraltro discuteranno i miei avvocati in Tribunale. È del resto evidente che Soundreef operi in condizione di voluto equivoco e comunque al di fuori delle previsioni di legge, chiedendo compensi a essa non dovuti».

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