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Diritto d’autore, il Tar respinge il ricorso Siae contro l’Antitrust

Stop in primo grado all’impugnativa della Società autori ed editori riguardante la multa simbolica da mille euro comminata un anno fa dall’Agcm

di Francesco Prisco


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Siae perde il ricorso contro l’Antitrust: c’è abuso di posizione dominante

3' di lettura

Da un anno a questa parte molte cose sono cambiate sul versante del diritto d’autore: in Europa, con il varo della Direttiva Copyright, come in Italia, con la pace tra Siae e Soundreef. Tuttavia restano validi i rilievi che il 25 settembre 2018 l’Antitrust effettuò nei confronti della Società italiana autori ed editori: nella sua condotta c’è abuso di posizione dominante. Almeno secondo il Tar del Lazio che, con la sentenza pubblicata il 16 settembre 2019, respinge il ricorso di Siae contro l’Antitrust.

La sanzione di mille euro
«Il provvedimento impugnato», scrivono i giudici amministrativi, «sia pure sullo sfondo di una normativa complessa e di pronunce giurisprudenziali in successione», è «coerentemente impostato e motivato». La misura dell’Antitrust comminava a Siae una multa simbolica di mille euro, proprio valutando il quadro di contesto generale soggetto a evoluzione. «Con provvedimento del 25 settembre 2018 - recitava la nota dell’Antitrust - l’Autorità ha accertato che la Siae, almeno dal primo gennaio 2012, ha posto in essere un abuso di posizione dominante in violazione dell’articolo Tfue».

Le ragioni dell’Antitrust
L’Authority, in particolare, riscontrava «una pluralità di condotte complessivamente finalizzate a escludere i concorrenti dai mercati relativi ai servizi di gestione dei diritti d’autore non inclusi nella riserva originariamente prevista dall’articolo 180 della Legge sul diritto d’autore, nonché a impedire il ricorso all’autoproduzione da parte dei titolari dei diritti, garantita dall'articolo 180, comma 4 della Legge sul diritto d’autore». Secondo l’Autorità «le condotte contestate nel provvedimento costituiscono una complessa strategia escludente che ha determinato, attraverso la pervicace affermazione di un monopolio non supportato dalla normativa, la compromissione del diritto di scelta dell’autore e la preclusione all’offerta dei servizi di gestione dei diritti d’autore da parte dei concorrenti.

I rilievi mossi a Siae
Secondo la nota dell’Agcm di un anno fa, «le condotte attraverso le quali Siae ha attuato la propria strategia escludente riguardano: a) l’imposizione di vincoli nell’offerta di servizi diversi tali da ricomprendere nel mandato relativo allo svolgimento dei servizi rientranti nella riserva legale esclusiva vigente fino al 15 ottobre 2017 anche servizi suscettibili di essere erogati in concorrenza, ostacolando la libertà dei titolari del diritto d'autore di gestire i propri diritti al momento dell’attribuzione, della limitazione o della revoca del mandato; b) l’imposizione di vincoli volti ad assicurare alla Siae la gestione dei diritti d'autore dei titolari non iscritti alla Siae, anche persino là dove questi ultimi avevano espressamente manifestato la volontà di non avvalersi dei servizi da essa erogati; c) l’imposizione di ostacoli nella stipulazione da parte degli utilizzatori - in particolare, emittenti Tv nazionali e organizzatori di concerti live - di altri contratti di licenza d'uso delle opere con i concorrenti della Siae; d) l’esclusione dei concorrenti dai mercati relativi alla gestione dei diritti d’autore di repertori esteri».

Il piano di ottemperanza
Quindi l’Antitrust ordinava a Siae di «porre immediatamente fine ai comportamenti distorsivi della concorrenza accertati e di astenersi in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi», oltre a multarla per mille euro. Probabile che, a questo punto, la Società autori ed editori si rivolga al Consiglio di Stato. Un altro tema, per Siae, sarà mettere in piedi un piano di ottemperanza per le misure prescritte dall’Agcm. Soddisfazione da parte di Davide D’Atri, fondatore di Soundreef: «Ora - sottolinea - non ci resta che aspettare una riforma complessiva del sistema di gestione dei diritti d’autore che ci permetta di avere regole chiare e condivise per poter continuare a crescere e operare in Italia».

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