Energia, telefoni e acqua: tutte le novità per le bollette targate 2020

7/12Attualita

Diritto di recesso

Le spese che possono essere richieste a fronte del recesso esercitato da un utente di telefonia devono essere commisurate al valore del contratto e ai costi reali sopportati dall'azienda per dare corso alla richiesta del cliente, sia essa finalizzata alla definitiva dismissione della linea che al successivo trasferimento dell'utenza presso un altro operatore. Anche qualora si tratti di interrompere contratti nei quali sono presenti offerte promozionali, gli eventuali costi per il recesso anticipato dovranno risultare equi e proporzionati al valore del contratto e alla durata residua delle promozioni offerte. Intervenendo in tempi più recenti sulla questione, l'Agcom, ha fissato specifiche linee guida per definire meglio la nozione di tali spese, dette anche “switching cost”, ponendo limiti precisi alla loro imputazione a carico degli utenti. E' chiarito che le spese di “recesso” non sono solo quelle corrispondenti ai costi sostenuti dagli operatori per dismettere o trasferire l'utenza, ma possono riguardare anche altre “voci” di addebito: la restituzione degli sconti goduti dal cliente fino al momento in cui ha esercitato il proprio diritto di recesso o il versamento delle rate residue relative a prodotti e/o servizi goduti dal cliente con il servizio principale. Vietata l'imputazione “forfait” dei costi, serve il dettaglio

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