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Iran, strage Boeing 737: Teheran nega. Ucraina ha accesso alle scatole nere

Secondo Usa e Canada, l’aereo con 176 persone a bordo sarebbe stato colpito subito dopo il decollo a Teheran. Primo tragico danno collaterale della crisi con l’Iran

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


L’abbattimento del Boeing 737-800 nei cieli di Teheran

5' di lettura

NEW YORK - Colpito da un missile. Forse due. Subito dopo il decollo. Si infittisce il giallo del disastro aereo del Boeing 737 dell’Ukraine International Airlines. Il volo 752 che mercoledì mattina 8 gennaio, in tre ore, avrebbe dovuto trasportare 176 persone da Teheran a Kiev. Caduto appena tre minuti dopo il decollo a poca distanza dall’aeroporto della capitale iraniana. Senza lasciare superstiti.

Teheran apre alla collaborazione
La vicenda, tuttavia, resta estremamente nebulosa. E registra via via nuovi sviluppi. Da un lato, pur continuando a negare la propria responsabilità nel disastro aereo, l’Iran mostra l’intenzione di voler collaborare: Teheran annuncia che potrebbero volerci uno o due mesi per estrarre le informazioni dalle scatole nere del Boeing, ma fa sapere anche che potrebbe chiedere la collaborazione di Russia, Canada, Francia o Ucraina per lo svolgimento delle indagini (che potrebbero richiedere anche uno o due anni per essere completate); intanto il ministro degli Esteri ucraino, Vadym Prystaiko, ha rivelato che gli esperti ucraini hanno ottenuto l’accesso ai registratori di volo delle scatole nere dell’aereo caduto.

Dall’altro, la Russia, per bocca del viceministro degli Esteri Serghiei Riabkov, ribadisce che al momento non ci sono prove che il Boeing 737-800 sia stato abbattuto da un missile iraniano.

La versione dei missili
Secondo fonti ucraine il velivolo sarebbe stato colpito da uno o due missili Tor-M1, di fabbricazione russa, in dotazione alle forze militari iraniane dal 2005. Una versione confermata dal premier britannico Boris Johnson e da Justin Trudeau: il primo ministro del Canada - Paese che ha perso 63 cittadini nell’incidente ed è stato coinvolto nelle indagini - ha detto di essere in possesso di prove che indicano che l’aereo è stato colpito da un missile terra-aria iraniano.

«Potenzialmente un gesto non intenzionale», ha affermato. Sulla stessa linea il presidente Usa Donald Trump: «Qualcuno potrebbe aver fatto un errore». Si tratterebbe del primo, tragico, danno collaterale della crisi scoppiata tra Stati Uniti e Iran.

Trump: «abbiamo sfiorato la guerra»
Il presidente Usa avrebbe voluto spingere l’acceleratore su una rappresaglia bellica, ma è stato fermato da una risoluzione del Congresso che ne limita i poteri di guerra. Il testo è stato votato anche da alcuni deputati repubblicani e definito «ridicolo» da Trump. Il National Transportation Safety Board statunitense, nel frattempo, prenderà parte alle indagini sullo schianto del velivolo.

Nel suo primo comizio del 2020, il 9 gennaio, Trump ha anche raccontato cosa è successo il 31 dicembre, subito dopo l’attacco iraniano a due basi militari in Iraq che ospitano truppe americane. «Eravamo pronti a rispondere e colpire l’Iran, poi non l’abbiamo fatto». La guerra insomma è stata sfiorata, poi si è optato per l’omicidio mirato così è stato eliminato il generale Soleimani.

L’Iran: accuse senza senso
Teheran respinge l’ipotesi e parla di accuse «senza senso». All’aeroporto internazionale di Boryspil, vicino Kiev, dove il volo 752 sarebbe dovuto arrivare, i colleghi dei nove membri dell’equipaggio che hanno perso la vita nel disastro hanno acceso candele davanti a un memoriale improvvisato. Le foto delle vittime in una cornice nera con i nove nomi stampati su fogli di carta appoggiati in un tavolo di fortuna, di fronte a una cascata di fiori.

I frammenti di missile sul luogo del disastro
Oleksiy Danilov del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa ucraino ha detto che gli investigatori hanno trovato frammenti di missile Tor sul luogo del disastro. Non si esclude la possibilità di un atto terroristico, di una collisione con un drone o dell’esplosione di un motore. Una telecamera di sicurezza ha catturato l’impatto: nel video trasmesso dalla tv iraniana dopo i primi secondi di nero si vedono una serie di accecanti esplosioni in lontananza, seguite da una tempesta di detriti in fiamme in primo piano.

L’Ucraina ha già vissuto un’esperienza simile: nel 2014 i separatisti russi colpirono con un missile antiaereo di fabbricazione russa il volo 17 della Malaysia Airlines uccidendo tutte le 298 persone a bordo.

Una squadra di 45 investigatori ucraini è atterrata ieri mattina a Teheran. Le autorità iraniane, contrariamente a quanto è in uso in questi casi, non hanno rilasciato le due scatole nere alla Boeing. Diversi osservatori considerano la possibilità che l’aereo possa essere stato colpito per errore o perché scambiato per un aereo americano: l’incidente è avvenuto poche ore dopo l’attacco sferrato dall’Iran con i missili balistici contro le due basi aeree americane in Iraq, in risposta all’uccisione di Qassem Soleimani.

Alla retorica dei proclami di guerra, tra Stati Uniti e Iran prevale la prudenza nei fatti. Per qualche giorno si è temuto l’inizio di una vera e propria guerra. Ma l’attacco notturno con i missili si è concluso con pochi danni e nessuna vittima. Nessuna conseguenza neanche dopo il lancio mercoledì notte di due missili nella green zone di Baghdad, dove si trova l’ambasciata americana.

Il rally dei mercati sulla pace (temporanea)
I mercati finanziari globali ieri hanno salutato con un rialzo generalizzato – con gli indici S&P 500 e Nasdaq a Wall Street che hanno ritoccato i record – l’allentamento della tensione tra i due Paesi. Nelle ultime ore si rincorrono le voci sui contatti tra Washington e Teheran attraverso il canale diplomatico svizzero per trovare una via di uscita alla crisi. Una guerra che Trump non vuole. E che l’Iran non ha le forze per affrontare.

LEGGI ANCHE/Cosa si nasconde dietro lo scambio di prigionieri tra Stati Uniti e Iran?

L’ambasciatrice americana all’Onu, Kelly Craft in una lettera indirizzata al Consiglio di sicurezza sostiene che l’uccisione di Soleimani è stato un «atto di auto-difesa» ma tende la mano a Teheran per riprendere le fila del negoziato. Trump nel rally elettorale in Ohio ripete che gli Stati Uniti vogliono la pace: i 52 potenziali obiettivi americani da colpire in Iran restano per ora chiusi in un cassetto dello Studio ovale.

Anche l’Iran cerca di evitare l’escalation. Il generale Amir Ali Haiizadeh, capo dell’aviazione delle Guardie della Rivoluzione ha detto che gli attacchi missilistici sono stati studiati solo per provocare danni militari: «Non volevamo uccidere» ha detto all’agenzia di stampa iraniana. Il vice presidente Mike Pence in un’intervista a Cbs ha detto che gli Usa hanno ricevuto «incoraggianti rapporti di intelligence», secondo i quali «l’Iran ha inviato messaggi alle milizie filo-iraniane per non attaccare obiettivi americani».

A Washington intanto, alla Camera dei deputati, i democratici hanno votato una risoluzione per limitare i poteri presidenziali nella crisi con l’Iran. La legge rischia di passare al Senato dove i repubblicani hanno la maggioranza per soli due voti e i senatori repubblicani Mike Lee e Rand Paul hanno annunciato il loro voto favorevole. Se la risoluzione verrà approvata, il presidente Trump dovrà chiedere al Congresso l’autorizzazione preventiva prima di ogni nuovo attacco contro l’Iran.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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