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Disavanzo da 160 milioni: ecco tutti i numeri della sanità calabrese

di Donata Marrazzo


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Il tavolo interministeriale di verifica del piano di rientro ha certificato per la sanità calabrese un disavanzo di 160 milioni di euro calcolato in base al 4° trimestre 2018 (Fotogramma)

3' di lettura

I numeri bocciano la sanità calabrese. Il tavolo interministeriale di verifica del piano di rientro ha certificato un disavanzo di 160 milioni di euro calcolato in base al 4° trimestre 2018. E i livelli essenziali di assistenza calano, ponendo la regione in coda alle altre con 136 punti nella griglia Lea. È il risultato di 9 anni di commissariamento (dal Governo Renzi a quello Gentiloni), che hanno generato una mobilità passiva che pesa sulle casse della regione per oltre 300 milioni di euro.

Calabria commissariata 2 volte
Il commissariamento, che ha sempre escluso il governatore Oliverio dalla gestione della sanità calabrese, continua anche con il governo Conte: è di fine dicembre la nomina del generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli, al quale la ministra Giulia Grillo ha affiancato il subcommissario Thomas Schael. Ora si attende un commissariamento ulteriore dall’esame del decreto Calabria che sarà presentato oggi nel corso del consiglio dei ministri organizzato nella prefettura di Reggio Calabria. Un provvedimento che – è stato annunciato - tenterà di contenere gli effetti negativi del deficit: la ministra ha dichiarato che si impegnerà a superare l’applicazione della norma sul blocco delle assunzioni.

I conti che non tornano (in Regione)
Ma restando ai numeri, qualcosa non torna. Almeno all’interno del dipartimento Salute della Regione Calabria, che chiede la rideterminazione del risultato economico del 4° trimestre 2018. Da approfondimenti e chiarimenti sulle risultanze contabili, emergerebbe di fatto un risultato in equilibrio economico. «Al Tavolo di verifica tenutosi il 4 aprile dove sono stati esaminati i conti sanitari – spiega Franco Pacenza, delegato regionale alla Sanità - la regione si presentava con un risultato economico in disavanzo, eccedente le coperture fiscali, di circa 28 milioni di euro, ma con ulteriori elementi correttivi, tali da consentire ai ministeri affiancanti di riconoscere alla Regione maggiori ricavi da una parte e minori costi dall’altra e, quindi, contenere la perdita dell’esercizio 2018 entro le coperture quantificate in 98,7 milioni di euro». Ma da Roma è arrivato il rifiuto a esaminare i dati forniti dalla Calabria.

Verifiche sulla mobilità sanitaria
Già da una prima analisi sui flussi della mobilità sanitaria per l’anno 2017 sono state riscontrate per le prestazioni ospedaliere in altre regioni scostamenti e inappropriatezze significative: anagrafiche non corrispondenti con comuni calabresi, prestazioni di alta specialità con un solo giorno di degenza, prestazioni chemioterapiche con doppia prestazione farmaceutica, ricoveri ripetuti e ravvicinati, maggiorazioni di prestazioni (+7%) previste per strutture universitarie non corrispondenti. Chi rimborsa? La Commissione salute della Conferenza delle Regioni ha sospeso per la Calabria la rata di conguaglio 2019 per la mobilità passiva, pari a circa 8 milioni di euro, e riconosciuto un contributo di 15 milioni aggiuntivi a valere sul Fondo 2019.

Il disavanzo secondo il Mef
«Ma il Mef non solo non ha riconosciuto alcune risultanze contabili pari complessivamente a 32,5 milioni di euro – conclude Pacenza - ma ha calcolato un disavanzo peggiore di quello comunicato dalla Regione, determinando una perdita di 61 milioni di euro oltre le coperture fiscali ed annunciando il verificarsi delle condizioni per l’applicazione automatica delle extra aliquote fiscali, addizionale regionale Irpef e Irap, che aumenteranno rispettivamente dello 0,30 e dello 0,15 per cento, nonché il blocco totale del turnover fino al 31 dicembre 2020 e, infine, il divieto di prevedere spese non obbligatorie sul bilancio regionale». Si attendono reali soluzioni.

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