il quesito del lunedì

Dischi in vinile da collezione? La vendita non è tassata

Se la raccolta non è stata allestita ai fini di un’attività economica di qualsiasi tipo, anche occasionale, la cessione dei beni collezionati non ha alcuna rilevanza reddituale

di Alfredo Calvano e Attilio Calvano


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2' di lettura

Il quesito. Un libero professionista (medico), appassionato conoscitore di musica classica, nel corso di più di trent’anni ha collezionato oltre 1.000 dischi in vinile 33 giri, di vari compositori e di diverse case editrici musicali. Alcuni sono stati ricevuti in eredità dal padre, altri acquistati direttamente. Ora intende venderli attraverso il web o tramite commercianti. La cessione “in blocco” dell’intera collezione di dischi, o a blocchi di quantità inferiore, o (in via residuale) anche solo per singoli pezzi, sarà fiscalmente rilevante?
D.G. - Torino

La risposta. La risposta è negativa. La vendita degli oggetti da collezionismo (parte dei quali, oltretutto, acquisiti per successione ereditaria) è priva di rilevanza reddituale.

La loro tipologia, infatti, non è contemplata in alcuna delle varie fattispecie impositive elencate dall’articolo 67 del Tuir (Dpr 917/86) e alle quali il legislatore ha connesso in via ordinaria un intento speculativo (relazione governativa all’articolo 81 del Tuir, ora articolo 67).

Inoltre, nell’ipotesi della vendita “in blocco“, cioè in un’unica soluzione, potrebbe piuttosto individuarsi un’operazione di dismissione patrimoniale (risoluzione 5/E del 24 gennaio 2001), che avvalora l’irrilevanza reddituale. Non conta la consistenza economica di questi beni, né il ricavato della loro dismissione.

In più, poiché l’alienazione avviene in modo estemporaneo, e la collezione dei dischi in vinile non è stata preordinata alla realizzazione di un’attività economica di qualsiasi tipo, non si può configurare neppure l’ipotesi di alienazione in forma occasionale, mediante una seppur minima attività organizzativa (ad esempio, procacciando la clientela, facendo inserzioni pubblicitarie, allestendo banchetti estemporanei in occasione di fiere, eccetera).

Solo in quest’ultima circostanza, infatti, si potrebbe configurare un’attività di natura commerciale, svolta in forma non abituale (di cui alla lettera i, comma 1, articolo 67 del Tuir), come è stato affermato nella risposta all’interrogazione parlamentare n. 5–01718/2019.

Il quesito è tratto dall’inserto L’Esperto risponde, in edicola con Il Sole 24 Ore di lunedì 25 novembre 2019.

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