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Discoteche, mille in meno dopo il Covid: una su 5 costretta a chiudere

Il settore dell’intrattenimento è risultato penalizzato perché i ristori del governo hanno ignorato le attività esercitate con codice Ateco non prevalente

di Annarita D'Ambrosio

Mascherine all'aperto e discoteche chiuse per altri 10 giorni

4' di lettura

Mille discoteche chiuse sulle 5.200 che operavano prima del Covid. Questo rende chiara l’idea dello stato in cui la pandemia ha costretto i titolari di locali di pubblico spettacolo, discoteche e sale da ballo con 30mila posti di lavoro persi in 24 mesi. Il settore potrà riaprire dall’11 febbraio 2022 ma quali restrizioni saranno ancora imposte non è dato sapere.

Andrea Costa, sottosegretario alla Salute, venerdì 4 febbraio ospite di “Un giorno da pecora” su Rai Radio 1 ha spiegato: «Se i dati saranno positivi in poche settimane si potranno riaprire anche le discoteche». Alla domanda «Anche entro il prossimo weekend?» Costa ha aggiunto: «Non mi sento di escludere che alla fine di questa proroga si possa dare in automatico una risposta anche alle discoteche».

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Da un’indagine effettuata da Assointrattenimento nell’anno 2020, 5.200 imprese risultano iscritte in Cciaa Italiana, le locali Camere di commercio, con codice Ateco generico «discoteche e simili»: 2.100 come attività non prevalente e 3.100 con attività prevalente. I ristori del governo hanno ignorato le attività esercitate con codice Ateco non prevalente ristorando solamente le attività con codice prevalente.

Le controindicazioni dei codici Ateco

È per questo che Luciano Zanchi, presidente dell’associazione confindustriale, pone un tema importante: «L’aver adottato, da parte del Governo, la strategia di individuazione delle imprese da sostenere economicamente sui codici Ateco – dice - si è rivelata fuori dalla realtà, posto che queste imprese sono multiattività dotate di molteplici codici Ateco e conseguentemente di svariate tipologie di occupazioni interne che sono state completamente escluse dai risarcimenti promessi».
I Governi precedenti - ha aggiunto Zanchi - «hanno spinto le aziende ad associarsi ed aggregarsi ponendo così le basi per la costituzione di imprese complesse, con più attività esercitate all’interno. Il settore occupava pre Covid circa 90mila addetti e altrettanti collaboratori per l’indotto (personale della sicurezza, artisti, parcheggiatori, personale addetto allo spettacolo, driver, public relator, Dj)».

Di un attacco al settore intrattenimento senza precedenti parla perciò Zanchi - senza mezzi termini - il quale sottolinea più volte che «l’unico settore fermo del tutto per Covid è stato sempre e solo l’intrattenimento delle discoteche e simili», cosa che ha finito con il far proliferare gli abusi. Chiusi i locali da ballo, si balla nei ristoranti, perfino nei teatri, nella platea di Sanremo, come abbiamo visto solo pochi giorni fa.

L’auspicio: regole certe per Carnevale

Lo sottolinea Zanchi ma il coro di protesta è unanime. Stessa preoccupazione sull’abusivismo arriva da Silb-Fipe Confcommercio, il cui presidente Maurizio Pasca, in una nota, ricorda che gli imprenditori erano pronti da tempo a riaprire garantendo l’applicazione dei protocolli sanitari. Plaude alla riapertura l’11 febbraio ma si dice, in un comunicato, nel complesso preoccupato anche Filippo Grassi, membro di Giunta nazionale Fiepet Confesercenti con delega all’intrattenimento: «Più che per San Valentino, che tra l’altro cade di lunedì, ci interessa comprendere come poterci organizzare per il Carnevale. Nessun locale può riaprire oggi per domani e attendere i Dpcm. Il settore dell’intrattenimento, discoteche e dei locali notturni ha bisogno di programmazione».

Gli imprenditori del settore - tornando alle parole del presidente Assointrattenimento Zanchi - chiedono perciò «il risarcimento di tutti i danni subiti, con particolare attenzione al credito d’imposta sul pagamento degli affitti come per il comparto alberghiero; l’obbligo di divieto assoluto di tutte le attività di spettacolo che avvengano in bar e ristoranti o altri luoghi con la previsione di pene severe per i gestori che agiscono in abuso alle autorizzazioni detenute; l’inserimento delle aziende del settore nel Pnrr alla pari dei teatri e dei cinema».

Imposta sugli intrattenimenti al 16% più Iva al 22%

Silb Fipe e Assointrattenimento hanno entrambe scritto al presidente Draghi. L’associazione aderente a Confcommercio ha ricordato le conseguenze della scelta dello stop improvviso imposto per le festività natalizie e di Capodanno scorso «che ha polverizzato circa 200 milioni di euro mandando in fumo il 25% del fatturato annuo» ribadendo che l’unica possibilità di superare questo tracollo è la via di sostegni ministeriali, congrui e immediati. Assointrattenimento ha proposto al Governo interventi non solo a breve ma anche a lungo termine. Tra questi ultimi l’abolizione dell’Imposta sugli intrattenimenti (Isi) oggi pari al 16% del biglietto di ingresso, unica imposta di questo tipo in Europa, la riduzione dell’aliquota Iva, oggi pari al 22% del biglietto di ingresso negli eventi di intrattenimento danzante e armonizzazione con altri comparti dello spettacolo per i quali è prevista un’aliquota del 10 per cento. Ed in termini di armonizzazione si sottolinea l’esigenza di adeguare la capienza dei locali ai coefficienti europei.

In Europa ammesse più persone nelle discoteche

Le capienze dei locali da ballo sono stabilite dalle norme del decreto ministeriale del 19 agosto 1996 rubricato «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo». L’attuale normativa contiene una serie di regole tra le quali una che prevede che per i locali al chiuso il coefficiente di affollamento sia di 0,7 persone a metro quadro e 1,2 persone per i locali all’aperto. A livello europeo il coefficiente di affollamento è mediamente pari a 2 persone a metro quadro.

Pesa la mancata estensione della cassa Covid

Discoteche che risentono anche della crisi profonda del turismo in generale. Condivide la forte preoccupazione la presidente di Federturismo Confindustria, Marina Lalli. «La situazione del turismo in Italia è ancora traballante - ha detto - con comparti in grande sofferenza come alberghi, tour operator e discoteche che hanno sofferto più di altri. Il turismo organizzato non lavora da due anni, come le discoteche, chiuse da quasi due anni per legge, di cui si stima in mille non riapriranno più. La mancata estensione della cassa Covid, inoltre, rappresenta un grande problema per le imprese turistiche che si vedono costrette a licenziare il personale. È evidente come tutta la partita si giochi nei prossimi mesi e per questo salutiamo con favore il provvedimento adottato dal Governo, volto ad abolire tutte le restrizioni per i turisti vaccinati, anche in zona rossa. Una decisione che speriamo incoraggi il ritorno dei turisti stranieri».

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